Sul rettangolo verde fangoso della
destra italiana era ora di ricambio generazionale, di sostituzioni in
zona Cesarini, di nuove idee per tornare a perdere: è ridisceso
dunque in campo quel gran genio del vostro amico Gianfranco Fini.
Lo avevamo abbandonato sul ciglio
dell'autostrada Roma-Montecarlo, nel bel mezzo di una rissa familiare
fra cognati per il possesso di una cucina Scavolini – unica cucina
al mondo in grado di rompere alleanze che non fossero quelle fra la
farina e le uova.
Le sue ultime apparizioni sul proscenio
della politica italiana risalgono a un famoso scambio di battute,
entrato di diritto nella storia del cinema:
“Altrimenti che fai, mi cacci?”
“Si!”.
Oscar alla carriera per il miglio
dialogo, peccato che l'interprete principale sia morto.
Oggi Fini annusa la possibilità di
ritagliarsi un nuovo spazio vitale, quel 3-4% di ossigeno elettorale
che garantisce l'elisir di lunga vita, visto che i suoi principali
competitors navigano in acque maleodoranti e sono impegnati
rispettivamente in assistenza sociale presso un centro anziani (B.),
in campagne elettorali fruttate direttamente dall'ortomercato di
Trastevere (Meloni) e nel ruolo di addetto stampa delle forze
dell'ordine, che annuncia gaudente da twitter l'arresto di un nuovo
pedofilo pluriomicida (Alfano).
Gianfranco torna in campo e lo fa in
grande stile: spot, hashtag, sito, congresso nazionale, buotade in
televisione e dichiarazioni al vetriolo riformista.
Lo spot “Voglio allenare la destra”,
realizzato in occasione della partecipazione ai Mondiali della
Nazionale di calcio, ha già prodotto i suoi frutti avvelenati, come
sanno bene Prandelli e Chiellini: ora, che Fini sia un menasfiga
terribile, un uccellaccio nero del malaugurio, un Re Mida con lo spin
invertito, che qualunque cosa tocca trasforma in merda, è comprovato
dalla storia recente del paese.
Più interessante è la scelta
comunicativa adottata dal suo staff per rilanciarsi negli ambienti
della destra “delusa” – visto che quella entusiasta, di Fini
non vuole sentire parlare nemmeno in cartolina.
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