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giovedì 3 luglio 2014

Cristo si è fermato a Strasburgo

Scroscio di applausi a Strasburgo, la renzimania, come amano definirla simpatici scribacchini della propaganda senza grassi saturi, è una malattia che sta infestando con ritmo pestilenziale l'intero continente.
In questo clima da sospensione dell'incredulità si apre il discorso programmatico di Matteo Renzi al Parlamento Europeo per il semestre a guida italiana dell'Unione.
Dopo i convenevoli d'obbligo, con tanti saluti, abbracci fraterni, ringraziamenti e lacrime di gioia, il Presidente del Consiglio entra nel vivo del proprio discorso. E Renzi parlò:

Che cos'è oggi il dibattito sulla politica europea, dopo la crisi che tutti abbiamo vissuto e anche la crisi politica che stiamo vivendo?
Lasciatemelo dire con una battuta: se oggi l'Europa facesse un selfie, che immagine verrebbe fuori?[...] Emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione, se dovessi dirla in modo sintetico direi che l'Europa oggi mostrerebbe nel selfie il volto della noia.
Sembrava troppo bello per essere vero: uno statista illuminato, un padre costituente, un Bismarck dal faccione scoiattoloso si affacciava alle porte dell'Europa con il suo piglio decisionale, da artigiano fiorentino che non aspetta tempo perché il tempo è denaro.
E invece Matteo Renzi va subito a sbattere a mille all'ora, citando la più insulsa delle pratiche modaiole che infestano il mondo occidentale.
L'effetto che suscita, celato dietro il silenzio dei colleghi all'Europarlamento, è lo stesso del noto “Kapò” di Berlusconi: imbarazzo misto vergogna suicida, un risolino nervoso e compulsivo al limite dell'attacco cardiaco.

L'espressione “il volto della noia” sembra un titolo degno dell'ultimo romanzo di Margaret Mazzantini – storia di una prostituta di Belgrado che conosce e s'innamora di un parrucchiere triestino che non la soddisfa sessualmente.

[…] Avete chiuso il semestre greco, quindi c'è un passaggio di consegne fra la Grecia e l'Italia. […] Immaginiamo qual è il testimone tra la Grecia e l'Italia, pensiamo a cose straordinariamente affascinanti e ricche di suggestioni. Qualcuno potrò pensare al rapporto fra Anchise e Enea, qualcuno tra Pericle e Cicerone, l'Agorà e il Foro, il Tempio e la Chiesa, il Partenone e il Colosseo.
Fra il litorale di Rimini e le discoteche di Mykonos, Alba Dorata e Casapound, il gyros e gli spaghetti all'amatriciana.
Un po' di bordello pseudo-letterario per far capire ai tecnocrati europei che non si parla più solo di figa, qui si viaggia ad alti tassi di scolarizzazione forzata, fra mitologia, discorsi agli ateniesi e piani regolatori delle polis.

mercoledì 2 luglio 2014

Extraterrestri digitali: Gianfranco Fini

Sul rettangolo verde fangoso della destra italiana era ora di ricambio generazionale, di sostituzioni in zona Cesarini, di nuove idee per tornare a perdere: è ridisceso dunque in campo quel gran genio del vostro amico Gianfranco Fini.
Lo avevamo abbandonato sul ciglio dell'autostrada Roma-Montecarlo, nel bel mezzo di una rissa familiare fra cognati per il possesso di una cucina Scavolini – unica cucina al mondo in grado di rompere alleanze che non fossero quelle fra la farina e le uova.
Le sue ultime apparizioni sul proscenio della politica italiana risalgono a un famoso scambio di battute, entrato di diritto nella storia del cinema:
Altrimenti che fai, mi cacci?”
Si!”.
Oscar alla carriera per il miglio dialogo, peccato che l'interprete principale sia morto.

Oggi Fini annusa la possibilità di ritagliarsi un nuovo spazio vitale, quel 3-4% di ossigeno elettorale che garantisce l'elisir di lunga vita, visto che i suoi principali competitors navigano in acque maleodoranti e sono impegnati rispettivamente in assistenza sociale presso un centro anziani (B.), in campagne elettorali fruttate direttamente dall'ortomercato di Trastevere (Meloni) e nel ruolo di addetto stampa delle forze dell'ordine, che annuncia gaudente da twitter l'arresto di un nuovo pedofilo pluriomicida (Alfano).


Gianfranco torna in campo e lo fa in grande stile: spot, hashtag, sito, congresso nazionale, buotade in televisione e dichiarazioni al vetriolo riformista.


Lo spot “Voglio allenare la destra”, realizzato in occasione della partecipazione ai Mondiali della Nazionale di calcio, ha già prodotto i suoi frutti avvelenati, come sanno bene Prandelli e Chiellini: ora, che Fini sia un menasfiga terribile, un uccellaccio nero del malaugurio, un Re Mida con lo spin invertito, che qualunque cosa tocca trasforma in merda, è comprovato dalla storia recente del paese.
Più interessante è la scelta comunicativa adottata dal suo staff per rilanciarsi negli ambienti della destra “delusa” – visto che quella entusiasta, di Fini non vuole sentire parlare nemmeno in cartolina.


martedì 24 giugno 2014

Extraterrestri digitali: Corrado Passera è Italia Unica

È nato a febbraio di quest’anno il movimento politico di Corrado Passera, Italia Unica, e sarebbe eticamente scorretto, oltre che condannabile sotto il profilo deontologico, incentrare critiche al comasco basate sullo sfottò del suo vagineo cognome ornitologico o sulle declinazioni verbali che lo stesso può assumere: passera-passerà-è già passato, quando si dice nel nome il destino.
Corrado Passera ha alle spalle una mirabolante carriera decennale dentro le stanze che contano, Poste Italiane, Espresso, Olivetti, Banca Intesa, ma raggiunge la notorietà nell’autunno 2011, quando approda al dream team di Mario Monti a Palazzo Chigi, nel governo che doveva spaccare il mondo a suon di riforme strutturali ma finì miseramente per spaccare i testicoli a se stesso, a suon di cuccioli canini piangenti sulle ginocchia e altrettante cucciole ministre del Lavoro piangenti in conferenza stampa.
Si trovava nell’esecutivo in veste di mandante morale al Ministero dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la collaborazione di Anas, Aiscat e Società Autostrade – Onda Verde vi saluta.
Prima delle elezioni politiche 2013, Passera ebbe lo scatto di reni tipico dei rettili che annusano il pericolo: comprese con largo anticipo che l’elettorato mal tollerava i macellai bocconiani travestiti da maestrini, decise quindi di non candidarsi nella coalizione Con Monti per l’Italia per concedersi qualche mese di beato e meritato riposo.
Oggi torna alla carica e chiama alle armi i moderati, quel tratto di corpo elettorale che ogni leader brama senza che nessuno sappia riconoscerlo: perché moderato è come la bellezza, una faccenda di gusti soggettivi, moderato è nell’occhio di chi guarda, nello scrutinio di chi broglia. Comunque chiamare alle armi i moderati è come unirsi in guerra ai pacifisti.
Torna in sella con uno spot che è degno delle massime vette emozionali raggiunte dal marketing politico nella storia: s’intitola Io Siamo – Italia Unica

Lo sfondo bianco da ospedale, la musichetta da carillon e gli spazi geometrici non euclidei fanno da contorno a una voce narrante da usignolo, uno di quei timbri vocali rassicuranti che si usano nelle pubblicità delle pomate per le emorroidi, che servono ad evocare nell’ascoltatore-spettatore immagini di effusioni con la natura e armoniosi divenire cosmici. Ma è un inganno, perché sta per arrivare il momento del dito in culo.

domenica 11 maggio 2014

Extraterrestri Digitali: #Guardiamoavanti

Se avete la sfortuna di essere possessori di tubi catodici, schermi ultrapiatti al plasma umano in cinque dimensioni oltre che utilizzatori finali di canone Rai, conoscete già la sofferenza che vado oggi narrandovi.
Imperversa dal 22 marzo il nuovo spot Epic-Troy-Gladiator-BenHur di quella società per azioni che ha nome Enel, o come preferisce autodefinirsi sulla Homepage del proprio sito “la seconda utility quotata d'Europa”. Utility a chi? Questione di prospettive.

Dopo l'impagabile successo di #Guerrieri, già massacrato e vessato sul web da Wu Ming, con la gloriosa partecipazione degli internauti a dir poco infastiditi dal ritmo martellante con il quale la campagna di promozione si era imposta nei palinsesti televisivi, Enel ci riprova con #Guardiamoavanti – riassunto in un minuto della storia d'Italia per anime belle, ovviamente edulcorata da qualche macabro passaggio trascurabile – tipo la storia d'Italia.
L'intero spot è come se ti dicesse: “Ehi biondo, dopo Virgilio e la donazione di Sutri ci siamo noi dell'Enel corporation! Siamo la final destination del Risorgimento, ci puoi contare!”.

Andiamo ad analizzare ogni singola proposizione di questo spot postmoderno, dove con l'espressione “postmoderno” intendiamo l'accostamento a cazzo di fotogrammi e parole.
  

La Dolce Vita, il Neorealismo, la grande commedia anni '60
La voce narrante di Luca Ward legge qualche capitolo a caso del dizionario Mereghetti, accompagnandosi con le immagini di un tizio post apocalittico che sembra Marco Mengoni dopo una cura ricostituente a base di eroina nell'appartamento di Trainspotting.
Marco McGregor Mengoni sta tornando a casa al mattino, ubriaco, in mezzo alla strada deserta di I am a Legend che sputa teste in marmo di Carrara di Giulio Cesare; si guarda attorno alla ricerca disperata della propria abitazione e poi, per un breve istante, ammicca in camera con la sua occhiaia malata, come a voler flirtare con la ragazzina anemica fanatica di Morgan che lo sta osservando dal suo televisore di casa.


venerdì 18 aprile 2014

Extraterrestri Digitali: I Galoppini di Santoro - Corrado Formigli

Andiamo oggi a concludere, per palese smaronamento dei coglioni dell'autore, il ciclo mestruale di extraterrestri digitali dedicato ai galoppini di Santoro e alle loro meravigliose imprese sulla faccia di questo sfortunato pianeta.

Lo facciamo raccontando l'ipertrofica biografia di Corrado Formigli, l'uomo che senz'ombra di dubbio spodesterà dal trono della sinistra massmediatica Michele-pugno-chiuso-bella-ciao-Santoro, oramai anzianotto per portare da solo sulle proprie spalle partenopee il peso dei precari di tutto il mondo conosciuto.

Corrado Formigli

C'è stato un tempo e un luogo, nemmeno troppi distanti dalla contemporaneità, nei quali Corrado Formigli era considerato un gran figaccione di reporter: con il termine reporter in Italia s'intendono tutti quegli iscritti all'Ordine professionale che almeno una volta in vita loro hanno provato l'ebrezza di assaporare l'olezzo fetido del terminal di Fiumicino, mentre s'imbarcavano verso lidi tropicali dal nome esotico e dalla prostituzione legalizzata; al contrario, con espressioni quali cronista ci si limita a descrivere quella folta schiera di editorialisti intimisti e saccenti, che rinchiusi in oscuri antri – avendo ormai deprecato i fotoni solari in nome di più costose abat-jour – dibattono dello scibile umano tutto, con un calice nella mano sinistra e la piuma d'oca nella destra.

Corrado Formigli nasce nel marzo del 1968 – in mezzo alle proteste ci rimarrà per l'intera esistenza – e pare che le sue prime parole siano state “Primavera di Praga, Alexander Dubcek”.

Da ricostruzioni successive qualcuno ha ipotizzato che in realtà intendesse dire “prima papa, Ale ciuccio” ma fatto sta che in quelle infantili frasi pronunciate senza cognizione di causa, già si annidava in lui il demone del reportage.

giovedì 3 aprile 2014

Extraterrestri Digitali: I Galoppini di Santoro - Beatrice Borromeo

Nel mezzo del cammin di nostra vita una mia amica pronunciò l'ardua sentenza:
Spero esistano all'inferno dei gironi dedicati ai galoppini di Santoro”.

Come darle torto?

In questo ciclo meticcio di extraterrestri digitali racconteremo vita, morte e miracoli di alcuni fra gli allievi del mecenate Michele Santoro, colui che ha portato il web nella televisione, la tele nella radio, la radio nella litografia, la litografia nella stampa a caratteri mobili, i caratteri mobili nella pergamena, la pergamena nella scritture rupestri e le scritture rupestri nei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione, nei secoli dei secoli, Amen.

Michele Santoro si è circondato per decenni di dolci donzelle spadaccine, inviati in crisi respiratoria, vignettisti comunisti ed opinionisti senza opinioni, ognuno dei quali ha successivamente trovato una via personale alla libertà d'informazione e al modello 730.

Andiamo ad osservarli da vicino questi panda in via di estinzione, perché quando avranno ceduto il passo a specie più evolute non resterà altro da fare che chiudere baracca e burattini e darci a mestieri più redditizi.
La prima puntata la dedichiamo alla “Baronessa Rossa”.

Beatrice Borromeo

Il suo albero genealogico è una sorta di incrocio fra Cento Vetrine e la Strafexpedition del 1916: nomi e cognomi tipo Ugo Maria Brachetti Peretti e Antonius Von Fürstenberg si fondono fra loro, in un incredibile abbraccio fra aristocrazie ottocentesche, sotto le alture innevate del Passo del Brennero.

Nasce a San Candino nel 1985 e in men che non si dica consegue la laurea presso l'Università Bocconi di Milano in Giurisprudenza.

Esordisce nello studio televisivo di Annozero nel 2006 in qualità di “figa imperiale di turno”, conducendo nel primo biennio del programma la rubrica “Generazione Zero”, ispirata al noto pezzo musicale di J-Ax.


A ventisette anni si percepisce come una vecchiarda e ricalcando la drammatica scelta di Mina decide di abbandonare la televisione, per dedicarsi anima e corpo al mondo della carta stampata, partecipando in prima persona al progetto editoriale de Il Fatto Quotidiano per il quale ancora lavora.

venerdì 14 marzo 2014

Extraterrestri Digitali: #Reputescion

Vi avevo promesso lo scalpo di Andrea Scanzi e dunque scalpo di Scanzi sia.

Nel naso intasato del digitale extraterrestre italiano ho trovato una caccola fresca che non aspettava altro di essere estratta a mani nude.
Trattasi di #Reputescion, programma di gossip giornalistico condotto dal suddetto cowboy from Arezzo.

Momento markettaro: il programma va in onda da qualche mese il lunedì sera alle 22:00 sul La3 – canale 134 del digitale terrestre.
La3 è quel canale che dopo un plebiscitario referendum sul web ha deciso di autoproclamarsi “always on, accessibile sempre e ovunque. È un canale show & share, con un palinsesto social e tanti protagonisti del web”.

C'è una cosa che ho imparato nella mia vita: se qualcuno tende ad esprimersi attraverso l'inglese del Master Media & Communication dell'Università di San Pizzero il Cazzo o se parla come avesse appena ingoiato un flyer del Reset, di solito, non ha nulla da dire.

Andiamo ora ad analizzare i principali tratti somatici di #Reputescion ed è per questa ragione che partiremo dal fondo schiena.

La Mission

Scanzi comincia le puntate esaltando il folto pubblico con un annuncio che sa di sventura:
Benvenuti a Reputescion, l'unico programma che analizza scientificamente la reputazione online. Tutti vogliono essere opinion leader, noi scopriremo chi lo è veramente”.

Alla parola “scientificamente” – pronunciata da Scanzi con la stessa pompa di Galileo davanti alla Congregazione del Santo Uffizio – i numerosi newtoniani all'ascolto si vengono nelle braghe.
Se in studio fossero presenti dei guerriglieri ceceni si potrebbe pacificamente spiegare a Scanzi che nulla è meno oggettivabile della reputazione.
L'uomo sarà pur misura di tutte le cose ma resta ancora da stabilire quale uomo.


La sentenza scanziana maxima “tutti vogliono essere opinion leader” mostra una volta di più in atto il meccanismo d'indagine della realtà fatto proprio dai fighetti under 40 che affollano le redazioni del Bel Paese e suona più o meno così: io penso X; io sono un uomo; tutti gli uomini pensano X.

mercoledì 19 febbraio 2014

Extraterrestri Digitali - La Gabbia

Torniamo in prossimità di quella cosa sporca e zozza che è la politica, ovviamente in chiave italiota. Come dice Santoro nelle interviste che periodicamente ottiene dal Corriere “va tutto declinato in avanspettacolo per fare ascolti” - un approccio integerrimo da giornalista d'assalto che gli riesce piuttosto istintivo.

Visto che siamo in tema di grandi giornalisti, pensate un po' se una frase del genere l'avesse pronunciata Enzo Biagi – r.i.p – che conduceva il più palloso approfondimento politico dai tempi del De Monarchia, che riusciva in cinque minuti a cavallo fra l'antipasto di mare e le lasagne di tua nonna (non chiedete) a farti desiderare intellettualmente Barbara D'Urso.
Fatto sta, ognuno ha i tempi che si merita – ma questo non è passatismo.

Quest'anno una partita di giro fra i tre principali network televisivi italiani ha visto passare Nicola Porro – si quello de Il Giornale la raièbruttaecattivaperchépubblica – a Raidue, Luca Telese – si quello che leccava i testicoli a Travaglio – a Mediaset, mentre il giovincello del gruppo, la scheggia impazzita in quota Lega Nord Gianluigi Paragone ha ottenuto il sue bel programmino in prima serata al mercoledì su La7.
Questo basterebbe a farmi chiudere baracca e burattini, trasferirmi nella Terra del Fuoco e cominciare un dialogo costruttivo con gli spiriti dei pinguini esploratori per comprendere il futuro della sinistra intergalattica; ma visto che Fausto Bertinotti ha declinato il mio invito alla partecipazione in quest'impresa allora me ne resto spiaggiato sul divano a sorseggiare Johnnie Walker, cercando maniacalmente la pubblicità di Barilla sulle coppie omosessuali.

Ubriaco come uno straccio La Gabbia mi sembra accettabile, una profonda riflessione sui problemi che affliggono la contemporaneità, un platonico dialogare su chi e cosa debba stampare la moneta e soprattutto su chi debba poi spenderla.

mercoledì 25 dicembre 2013

Tu chiamale, ma proprio se vuoi, Emozioni #3

Lo so che questa sarebbe una rubrica televisiva tout court e vi prometto che fra qualche settimana torneremo a parlare di Europa, MmTheory, Ginnasti gay, prodotti da cucina e grandi partiti moderati di sinistra a vocazione maggioritaria e tendenza all'estinzione.

Ma prima mi dovette promettere che leggerete il Cap III della trilogia infinita di Rai due altrimenti vengo a prendervi con la frusta e vestito da Santanchè. Anche se so che potrebbe piacervi.

Istruzioni per l'uso: solo se avete vissuto i magici Nineteen's. Ma col cuore cazzo.

Puntata 883 o Max Pezzali uno di noi, alla gogna Mauro Repetto

Super provincia eccola qua, Max è il mio nome nun lo scordà. ( cfr. un altro artista)
Sintetizzando: Pavia è una città di merda e fin qua siamo tutti d'accordo.
Milano mi piace tanto però a casa mia ricordo montagne verdi.
New York, ne possiamo parlare.

Leggi completo su Vulcano Statale

lunedì 2 dicembre 2013

I tre moschettieri del Partito Democratico

Si l'ho visto anche noi (spero di non essere un blogger personalistico come vorrebbe il Pd), il confronto dal colore camomilla intenso, le primarie su Sky, il Renzi-Cuperlo-Civati show in ordine di arrivo dei candidati, il Civati-Cuperlo-Renzi talent in ordine alfabetico, il Cuperlo-Renzi-Civazi gazebo in ordine del numero di tessere gonfiate rispettivamente.

Non l'ho guardato in diretta, era venerdì e avevo mangiato pesce, di puzza per quella sera ne avevo avuta abbastanza, ma in differita che trovo sia molto più rassicurante.
Sai già come è andata a finire perché te lo hanno raccontato i tuoi soci, sai che ne vale la pena, non ti viene voglia di scommettere allo scoperto la trediciesima sulla vittoria di Civati, puoi mettere in pausa a piacimento e goderti l'aforisma renziano tentando il suicidio - insomma un considerevole numero di vantaggi.

I candidati entrano nello studio - che per in inciso non me ne frega un cazzo sia lo stesso di X-Factor - con la luce alle spalle, presentati in stile Madison Square Garden da una voce ululante che scopriremo presto essere un giornalista pelato di Sky Tg24 mai visto prima d'ora che vuole fare l'amerigano mentre è soltanto uno schiavo di Rupert Murdoch e dei suoi miliardi.

Da sinistra a destra del vostro teleschermo: Gianni a cui piacciono i libri e il cioccolato, Matteo "the loser" e Civati-Civoti, che da adesso in poi chiameremo X, Y, Z per comodità.

X sembra Saw l'enigmista, malato terminale, si muove al ritmo di un busto di Intimissimi come se avesse un perno ficcato su per la spina dorsale che lo tiene in piedi, tipo impalamento del conte Dracula.

Y deve morire, dirò solo questo, e comunque guadagna troppo poco per fare il figo con le ragazze e infatti è sposato con una che di nome fa Agnese. Anche l'Agnese va morire per quanto mi riguarda - tutto torna.

Z è nato lo stesso giorno di Obama e probabilmente sono gemelli con un cuore ed un cervello solo, separati con la frusta alla nascita.

Arriva il momento dell'interrogatorio con diritto di replica, mentre un non ben precisato staff di ricercatori dell'Università di Tor Vergata misura il grado di veridicità delle risposte dei candidati.
Pensate questi ricercatori con un assegno da 800 euro, che dopo decenni passati sui libri subiscono questo ulteriore smacco alla professione. Però hanno voluto studiare a Tor Vergata e quindi ne subiscono le giuste conseguenze.

"Candidato Gianni-barbagianni mi dica quali sono le problematiche della legge di Stabilità? Ha trenta secondi per rispondere"
"ehm ehm ehm, tic tac tic tac, Sucaaa!!

"Candidato Matteo dei poveri, riesce a bestemmiare almeno una volta?"
"Mi perdoni, io bestemmio solo in sogno, perché dentro i sogni la realtà si avvera."

"Candidato Z riesce a parlare senza farci cadere i maroni? Un po' di verve di sinistra suvvia!"
"Tanto ho già perso, che cosa me ne frega di essere qui,  nel centro di potere del capitalismo, in un partito democristiano a fare la figura del buffone, del guitto di sinistra che vi intrattiene nei momenti di solitudine. Non votate per me, votate per mia figlia che almeno è ancora illusa che il mondo possa cambiare in meglio."

Un minuto e mezzo - quando va bene - per rispondere a quesiti sullo scibile umano tutto sono una presa per il culo della democrazia, anche di quella interna ai partiti. Infatti l'unico che si muove a suo agio in queste tempistiche è Matteo Renzi, o come lo chiamerò da oggi "il nulla cosmico con il conto alla rovescia incorporato". Alla modica cifra di 67.000 euro più Iva.

Civati tutto sommato con le sue lamentele e il suo basso grado di autostima se la cava, come di solito se la cavano nei dibattiti televisivi tutti i perdenti annunciati. Non ricordate l'anno scorso il figurone che fecero Zio Tabacci e Mamma Puppato? Ecco la stessa cosa.

Cuperlo è in sofferenza e in crisi, come i ciclisti che non si sono idratati a sufficienza prima del Pordoi, batte i denti come se ringhiasse o se fosse strafatto, sfora sempre dai secondi previsti riuscendo nell'impresa di inimicarsi il moderatore del dibattito.

Si parla un po' a muzzo: legge di stabilità, i 101 di Prodi e Crudelia De Mon, Tesseropoli, prezzo di un panino alla festa dell'unità (che non esiste più, domanda trabocchetto), futuro di Berlusconi e parentado, "lavoro o giovani, chi scegliere fra i due?", stipendi di un parlamentare, via il Senato, via le provincie, via Firenze - tutti fuori dai coglioni, ci costate una paccata di soldi.

Si arriva a parlare di violenza sulle donne e baby squillo, l'argomento preferito di Matteo da qualche settimana a questa parte. Lui esordisce rivolgendo il verbo a tale Francesca, archetipo della donna italiana che non riesce a trovare lavoro o un asilo nido - tipo Francesca Pascale per dirne una.
Le Stefanie ci stanno sulle balle invece per non parlare delle Giulie che sono proprio delle zoccole e non meritano di avere una scuola per i loro figli.     

Poi arriva l'argomento preferito del piddino medio: "andare a sbattere i pugni in Europa".

Chissà dove si trova questa Europa a forma di cattedra in mogano, chissà il terrore negli occhi della compagna Angela Merkel mentre sente il piede pesante di Gianni Cuperlo sull'acceleratore, che percorre le autostrade tedesche ad una velocità supersonica, per arrivare in Belgio, sbattere i pugni, ferirsi alla mano ed essere rispedito a calci in culo in Italia inseguito dai Visigoti di Bruxelles con i titoli di stato imbrattati di sangue rosso-Marx.

Civati in Europa potrebbe giusti sbattersi qualche tipella ecologista che lo scambia per le reincarnazione di uno a scelta fra i Beatles, veri padri spirituali e politici del brianzolo - di certo non sbatterebbe alcun pugno, al massimo una pugnetta.

Matteo ricorda quell'Europa degli antichi parapetti, l'Europa di Altiero Spinelli, luogo dove Kohl e Mitterand si stringevano in un abbraccio d'amore mortale, si "prendevano per mano, immaginando per i figli settant'anni di pace".
Che questa sia una stronzata cosmica, retorica e populista non confermata dai fatti, non viene in mente a nessuno, nemmeno quelli che la storia d'Europa l'hanno studiata sugli almanacchi della Panini - pace all'anima tua Umberto, ultimo re d'Italia.

Il conduttore domanda della situazione patrimoniale dei tre.
Ne emerge una condizione da diseredati umani, dei barboni che si vestono di stracci rubati in un campo Rom alle porte di Roma. E sembra di leggere Down and Out in Paris and London.

Che bello siamo poveri anche noi! Fanno un figurone tutti tranne Cuperlo che pronuncia la parola "diaria", etimologicamente  legata alla razione quotidiana degli schiavi, ma ad oggi è palese sintomo di privilegio schifoso. Gianni perde definitivamente le primarie, con una sola parola, colei-che-non-deve-essere-nominata.
Bye bye Voldemort sarà per la prossima volta.


Un'ora e venti alla fine scorre in fretta e si arriva in men che non si dica ai titoli di coda. Giunge il tragico momento del Pantheon, inserire nelle caselle vuote due nomi-simbolo della sinistra intergalattica, per far passare l'idea che se ti piace uno allora sei simile a lui.

A me piace un cifro Dante Alighieri, potete succhiarmelo con molta calma. Dal basso verso l'alto prego.

L'ultima volta Renzi aveva detto Nelson Mandela e la blogger tunisina Alina (???), Bersani e Vendola avevano detto Giovanni XXIII e il Cardinal Martini (annamo bene), Tabacci ovviamente De Gasperi, la Puppato Tina Anselmi.

Oggi si va un po' più sullo specifico e un po' meno sul paraculo pensavo, sbagliando ancora una volta.

X: Enrico Berlinguer perché era comunista e non lo sappiamo più ammettere nemmeno per sbaglio, nemmeno se ci minacciano con i lanciafiamme, nemmeno se ci sequestrano la figlia, e Rosa Parks perché era nera.

Y: Uno è Meme Auzzi, militante del Pd che è venuto a mancare e non avrebbe mai votato per lui (sei proprio un bastardo acchiappa-voti con il lazzo).
Dai adesso scopriti lo so che stai pensando a Margaret Thatcher, oppure a George W Bush senior and junior, non fare il cane pulcioso Matteo, dimmi la verità, tutta la verità, solo la verità.
E l'altro è.... Adolf Hitler, ti prego Dio solo questa volta, Adolf Hitler... Don Primo Mazzolari - un prete, speravo meglio ma per oggi può andare bene così.

Z: lui per fortuna conosce anche delle persone di sinistra vive e in buona salute - cosa sempre più rara di questi tempi - ma si ricorda solo del sindaco di New York, Bill De Blasio il soviet di Staten Island e di una sua amichetta d'infanzia sindaca, Maria Carmela Lanzetta alla quale auguriamo una lunga vita dentro il Pantheon di Civati.

Saluti finali, abbracci e coccole, un minuto e mezzo conclusivo a testa per fare un appello disperato.

Qual è il vostro Pd?

Il Pd di Matteo Renzi, come dice la parola, è il Pd di proprietà di Matteo Renzi. Punto e basta, fatevene una grossa grassa ragione.

Il Pd di Civati è il Pd senza Civati e sopratutto della sua figlioletta di un anno - così giovane e già così peccaminosa.

Il Pd di Cuperlo è il Pd di Italo Calvino. Elogio della leggerezza e brevitas - game over Gianni.

L'8 dicembre accendete un bel cero e pregate, restate immacolati come la madonna, tenetevi due euro in tasca che si avvicinano tempi duri e la polvere da sparo costa parecchio.

Io, il mio l'ho fatto, adesso tocca alla Provvidenza.
Vogliamo un partito senza segretario così realizzeremo per sempre il primo partito a-personalistico del mondo, senza leader, senza tesserati, senza iscritti, senza elettori, ma cazzo, duro e puro come non si era mai visto.







venerdì 22 novembre 2013

Masterpiece è il più grande talent dell'era moderna

Ve lo dice uno che non l'ha visto.

Considerazione iniziale: avrei voluto vedere la prima puntata del talent show di rai tre sulla letteratura ma non l'ho fatto perché quella truffa del digitale terrestre ha smesso di sintonizzarsi proprio l'altra sera.

La mattina afflitto da questo dolore ho visto che dei bastardi con il satellitare l'avevano guardato battendomi sul tempo, ne avevano scritto e a me non rimaneva altro che restare a fissare catatonico il mio pugno di mosche ronzanti che mi divoravano le unghie. A rosicone!!

Qui ci sono i link dei bastardi con il satellitare:
Bastardo 1   Bastardo 2

Dopo qualche giorno di atarassia e rimpianti ho capito che non potevo arrendermi per un vile attentato della giustizia a orologeria dei blogger rossi e ho deciso di scriverne lo stesso per dimostrarvi due cose:

1) Conoscere l'oggetto di cui si scrive non è condizione necessaria della scrittura - lo insegnano i giudici di Masterpiece e Angelo Panebianco.

2) Non mi avrete mai!!

Chi ha analizzato la prima puntata converge in sostanza su un punto: il programma non si occupa affatto di romanzi ma tuttalpiù della biografia (appassionante, finta, originale, merdosa) dei concorrenti che vi partecipano, perché pur mettendo in scena una "battaglia fra libri" non può svelare la trama, l'intreccio e la valenza artistica dei medesimi salvo distruggerne le potenzialità di "caso editoriale" - necessariamente oscuro nella prima fase della sua circolazione di massa.

Primo abbaglio dei non vedenti: questo è esattamente il processo utilizzato da tutti i talent di successo perché essi si rivolgono a un pubblico talmente vasto - come quello che il piccolo schermo richiede - da dover necessariamente sopperire all'assenza di strumenti culturali e critici di chi guarda nella comprensione delle performance esibite.

X Factor non si rivolge ai critici musicali e nemmeno ai più semplici musicisti ma a ggente che tendenzialmente non capisce una beneamata mazza di strofe, ritornelli, melodie, armonizzazioni, ottave, righi di spartito, percussioni, ritmicità, vocalità, semitoni, bemolle e quant'altro; lo fa volontariamente addestrando la propria utenza nel corso degli anni ad un codice linguistico e a una grammatica vuota, finto-elegante ma condivisa: espressioni come timbro vocale, freschezza o potenza, ukulele oppure avere l'x factor sono termini per lo più privi di un referente nel mondo reale, alcuni tratti dal gergo delle donne anziane in fila al banco frutta e verdura dell Esselunga e quelli che pur avrebbero un senso compiuto come estensione vengono svuotati del loro significato originario attraverso la ripetitività ossessiva. Questa è la ragione per cui Morgan esiste oltre al mercato della bamba colombiano.

Lo stesso avviene ad Amici dove non si valuta realmente l'esecuzione di un Tango (anche se pare che Bergoglio voglia dire la sua) ma si giudica lungo la scala di patetismo raggiunto dai parenti pugliesi del concorrente. Quindi non la sua ARTE ma la sua VITA - esattamente come a Masterpiece.

Le obiezioni sul genere "ma la musica e la danza sono in qualche modo connaturate all'uomo dall'alba dei tempi mentre la prosa no" andrebbero bruciate sul rogo di una controriforma che attendiamo speranzosi da secoli, possibilmente assieme a coloro che le enunciano. Non c'è nessuna teoria scientifica o spirituale al mondo in grado di stabilire che Bryan Adams è più naturale o primitivo di John Fante. Punto.

In questi giorni sono successe due cose: la prima è che tutti ma proprio tutti hanno scritto, commentato, dibattuto di Masterpiece, ironicamente a volte selvaggiamente con l'obiettivo di demolirlo - cosa che in realtà ha fatto piacere agli autori della trasmissione visto che come ben sapete "l'importante è che se ne parli".
La seconda ha visto gli intellettuali nostrani nati dopo il 1984 sperticarsi in accuse di ogni genere, discorsi vaghi come quelli di un ventriloquo, difese a spada tratta dell'intoccabilità dell'Arte, con la A maiuscola come Ancona per intendersi.

Il leit motiv suonava più o meno così: "vi sono cose (??? intendevano dire "robe") che non si possono fare in televisione". Che peraltro sono previste dal codice penale.

Non si può ridurre la letteratura ad oggetto di culto televisivo, sminuirla abbassandola all'altezza del pian terreno mentre lei deve volare alto - come il cazzo di Bukowski.
Ovviamente sono tutte cialtronate ma lasciamo perdere. De Michelis (il fratello, se non sapete chi è sono fatti vostri, fatevi una cultura) scoprì la Tamaro molto prima di Masterpiece e anche di Per un pugno di libri, o come lo chiamo io "quanto era bello quando Marcoré faceva il piazzista della domenica prima di novantesimo minuto", e ciò non toglie che la Tamaro faceva "bassa letteratura", molto più bassa del pian terreno all'inferno. Vendette non so quanti milioni di copie in giro per il mondo.

In secondo luogo come si può sostenere allo stesso tempo che la letteratura non deve scadere nel contenitore televisivo perché il contenitore televisivo non fa letteratura. Non so se è chiara questa frase agli uomini colti di una penisola che lentamente sta sprofondando sotto la cenere dei libri bruciati?

L'unica verità di cui sono modestamente portatore è che un trasmissione televisiva si giudica con i criteri della televisione (che bisogna ovviamente scoprire e sui quali il dibattito è aperto, anche se come al solito io ne so già a sufficienza -che noia) e non con quelli del Trattato del sublime.

Se l'evolversi dello strumento televisivo - l'ho detto con la R moscia - ha fatto si  che la spettacolarizzazione delle "vite degli altri" sia di interesse nazionale più di quanto la Fenomenologia dell'opera letteraria di Roman Ingarden ce ne faremo una ragione.

Se l'editoria di questo paese ha smesso di pensare alla qualità dei testi pubblicati - che esiste e non è affatto soggettiva come tanti bei nichilisti in ritardo sulla storia vorrebbero farci credere - non è affatto un problema dell'establishment televisivo. Che poi, anche queste profezie da fattucchiera auto avveranti in stile "Amelia sul Vesuvio" come ad esempio "non esiste più la qualità" saranno poi vere? Io non lo so perché non leggo tutte le novità editoriali ma autori morti da almeno trent'anni - così mi faccio passare la voglia di andare a cercarli con il bracco e il fucile da caccia.

In ogni caso se fosse anche morta la qualità bisognerebbe andare a cercare quelle tre, quattro famiglie che monopolizzano (ah no scusa è un oligopolio - è il libero mercato baby!!) la distribuzione e l'edizione di testi.
Bisognerebbe chiedere conto dei loro bilanci, delle loro collane, del loro investire su autori con età inferiore ai cento anni - come si faceva anni fa ad esempio con Calvino ed Elsa Morante solo per citarne due che piacciono a Eugenio Scalfari.

Bisognerebbe capire se il profitto massimizzato a tutti i costi è diventato l'unico obiettivo dell'egemonico sogno einaudiano.

Andare a chiedere questo alla televisione fa ridere i polli: vi ha già risposto trent'anni fa e la risposta era questa che riporto integralmente.

Non ce ne frega un cazzo della qualità fine a se stessa, noi siamo il luogo dove si riciclano i soldi sporchi della pubblicità e se per fare ciò devo mostrare un transessuale che si accoppia con un piccione sotto la pioggia di Piazza del Duomo, io lo farò. Ora lasciateci lavorare in pace. 

Tua per sempre, Televisione

Entendeis fratelli? Questo è il panorama  e sinceramente che un finto ex galeotto che ha scontato tredici anni di galera o che una ex anoressica del trevigiano vadano a partecipare al talent dei romanzi di rai tre, lo trovo quasi un segno di speranza. Molto più del tg1 che è al contrario un palese sintomo dell'apocalisse che si abbatterà sul pianeta il 23 dicembre 2013 - l'anno scorso si erano sbagliati perché non avevano contabilizzato gli anni bisestili.

Se vogliamo imputare qualcosa alla TV imputiamogli la sua grandezza mastodontica che quasi naturalmente l'ha portata ad assorbire tutti gli altri luoghi della produzione intellettuale o spirituale in genere, per via di un processo storico di cui con un po' di sforzo si possono anche comprendere le ragioni.

Altrettanto vero che in questi anni altri mezzi, tipo quello radiofonico e penso al fiorire dei podcast on line, si stanno guadagnando il loro piccolo spazio di pertinenza, coniugando se necessario costi e qualità.

Questi sono piccoli spunti di riflessione per i nostri amici di Vice e Datshit i cui articoli almeno hanno il grosso pregio di farti sbellicare, come quelli di Grasso sul Corriere -  ma per altre ragioni che definirei "inconsce".

Detto tutto questo io voglio azzardare: Masterpiece è il più grande talent della storia dopo le Olimpiadi.

Non l'ho visto, non lo credo, ma posso dirlo come e quando mi pare. Questo puzza di libertà vero?

La messa è finita andate in pace.









  

martedì 19 novembre 2013

Matteo Renzi l'Italia chiamò

O meglio dall'altro lato della scrivania c'era Fabio Fazio meglio conosciuto nel mondo politico come "specchio, specchio delle mie brame".

Renzi fa un figurone alla solita maniera, acclamato dal pubblico come capo popolo mezzo Fonzie e mezzo Caligola. Elargisce le solite ovvietà in pillole ad alta digeribilità popolare, usa metafore calcistiche e una terminologia estratta dalla vita quotidiana: voglio giocarmi la partita per il paese, non mi si voti per la mia cravatta o la mia pettinatura, questa è la mia lista della spesa.

Ammicca a favore di telecamere e il suo sguardo mi ricorda quello del mio allenatore di calcio quando a sette anni, scontrandosi contro una squadra femminile, arringava gaudente i suoi ragazzi con battute proto maschiliste tipo "marcatele strette a uomo, non dimenticate di tenervi la maglietta". Perché lo sport è l'anima dei popoli e il maschilismo il suo profeta.

Questa è un intervista ma come vi dicevo le domande se le pone da solo:
Vuole sapere che cosa fa Obama in "America"? Ci piacerebbe sapere cosa fai tu in "Europa".
Lui contabilizza i posti di lavoro ogni bimestre, non guarda alle banche per capire se l'economia va bene.

Quando Renzi parla di economia ad ogni broker, professore di macro, commercialista, consulente del lavoro presente sulla faccia della terra fischiano le orecchie. Alcuni vanno a farsi visitare e scoprono irriconoscibili malformazioni al cervello -  il cervello di Renzi ovviamente.

Osservate questi passaggi:
La crisi è dentro il cuore dell'uomo - giuro l'ha detto veramente.
La vera crisi è quella dei valori che emerge dalle intercettazioni delle madri con le loro figlie baby-squillo-troie.

Hai capito mio caro ignorantone che risponde al nome di Paul Krugman? Razza di idiota di Joseph Stiglitz?

Che cazzo perdete tempo con infantili e pretestuosi dibattiti fra accademici sul New York Times sulle cause macroeconomiche della crisi, sull'azzardo morale, sul too big too fail, sull'austerità, sul sistema di cambi fissi o variabili, sugli euro bond e le unioni monetarie, sulle politiche industriali, sulla tassazione progressiva, sui paradisi fiscali - il problema sono due piccole puttanelle gonfiate ad arte dalla stampa nostrana, quelli sono i problemi irrisolti.

E cmq (Renzi lo scriverebbe così) la crisi è dentro il cuore dell'uomo. Dal Vangelo secondo Matteo (5, 3-12)
Beati i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei cieli
...
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

E in più ho pure vinto le primarie nel circolo di Biella contro D'Alema e il suo addestrato Cane a tre reste Cuperlo. Forse sono cavaliere dello zodiaco, intendo Thor dopo essersi accoppiato con Iron Man viaggiando in prima classe sulla criniera di Pegaso in direzione Aduba III. O forse sono Dio Ma come dice mia moglie "SEMPLICEMENTE MATTEO".

Fazio timidamente prova ad offrire una Caipirinha a Renzi, con lo stesso fare impacciato che avevo a sedici anni in discoteca quando sentivo i primi afflati di vagina spandersi per l'atmosfera dandomi alla testa.
Chiede al sindaco di Firenze "dove dormi sta sera?" e quello gli risponde "alla Leopolda, vuoi sentire cosa ho da dire per cambiare l'Italia, il paese che amo?... "Si ti prego Matteo, fammi godere, dammi della zoccola anche se pensi che ci sia la crisi dei valori, io me ne strabatto e godo ad essere sottomesso!!"

Dobbiamo abolire le provincie nel 2014 così nessuno troverà le indicazioni stradali per venirci a prendere con i forconi e i cappi.

Dobbiamo abolire il senato [????!!!£££"!)=(????] un po' meno Matteo ti prego.
Non proprio abolirlo, intendevo trasformarlo in una camera per le autonomie, superare a destra il bicameralismo perfetto, ammodernare la nostra arcaica costituzione

Sa cosa le dico? Qual è il mio più grande orgoglio da sindaco? (ribadisco, si fa le domande da solo)
Aver dimezzato gli assessori e raddoppiato le biblioteche

Uscire dalla crisi significa scommettere su di un libro, magari sull'Ipad, che un bambino possa leggere.

Ve lo chiedo per favore in ginocchio, con tutto il cuore del mondo, lasciate riposare in pace almeno i libri; ne ho pieni i coglioni di stronzacchiate da quattro soldi pronunciate in pompa magna e uscire dalla crisi scommettendo su un libro, magari sull'Ipad fatelo incidere sulla tomba digitale di Steve Jobs come epitaffio, ma non vi azzardate a guardarmi diritto negli occhi mentre lo dite perché giuro che vengo a prendervi incappucciato da militante del Ku Klux Klan con una tanica di benzina. E della splendida Firenze e Santa Maria Maggiore e degli Uffizi e del Battistero e di Piazza della Signoria o Ponte Vecchio, non resteranno che macerie.

Qui lo dico e non lo nego: Renzi vincerà le elezioni prima o poi e la sinistra sarà morta per sempre, a meno che con la parola Sinistra voi non intendiate un disgustoso mix di Fabio Volo, Harry Potter, gusto per i tricks linguistici e Flaiano.

Non voglio nemmeno tentare una riflessione sistematica sul perché non si possa votare Renzi senza poi correre in confessionale nell'arco di una mezz'ora, mi sembrerebbe di valorizzarlo troppo. Ogni sua frase è finta come il cerone di Berlusconi, è vuota come i concetti senza intuizioni, è sterile come i testicoli di un tacchino imbottito di antibiotici.

Qualunque persona dotata di un minimo barlume d'intelligenza non può che inorridire e fuggire gridando dinnanzi alla vacuità delle frasi renziane e dei suoi apostoli.

La crisi più che essere dentro il cuore dell'uomo, sta scivolando lentamente verso le palle... Solo lì si fermerà.








lunedì 18 novembre 2013

Fabio Fazio l'indonesiano intervista Thohir il lombardo

Ma dovevate vedere quanta dolcezza e saliva maleodorante strabordava ieri sera dagli schermi accesi in tutta la penisola, mentre nel salottino televisivo di Che tempo che fa il Neo-Fazio indonesiano intervistava il Neo-presidentissimo dell'Inter, Eric Thohir.

Breve riassunto delle puntate precedenti per chi se ne battesse altamente del rettangolo verde e dei suoi eroi: Massimo Moratti - presumibilmente sommerso dai debiti - decide di vendere la propria quota di maggioranza nella società sportiva Internazionale F.C.  La querelle riempie i rotocalchi per un'intera estate, sembra che non se ne faccia nulla, quando d'improvviso, accecante come una luce divina, si presenta al portone cigolante della Pinetina il ragazzo della porta accanto, Mr. Eric Thohir - meglio conosciuto come Mr. venticinque miliardi di dollari.

Il simpatico magnate non riesce nemmeno a ritirare i propri bagagli dal nastro trasportare di Malpensa che Fabio Fazio lo preleva a forza con una squadra speciale della S.L.A.A.P. e lo conduce negli studi della propria trasmissione, ansioso di mostrargli quanto può essere schiavo un italiano.

La puntata sfiora il ridicolo: domandine di cultura generale alle quali Thohir risponde come se si fosse preparato venti minuti prima su Wikipedia; dice di amare molto l'Inter, sin da fanciullo quando negli anni '80 lui e i suoi amici si svegliavano alle due di notte, ora di Giacarta, per vedere le partite alla tele.
Per sembrare preparato cita a cazzo i "tre tedeschi" come li chiama lui, cime portanti di quella Inter. Per inciso, anche se Thohir non sa pronunciarne i nomi, i "tre tedeschi" erano Rummenigge, Matthaus e Klinsmann, giocatori di calcio e non consiglieri di strategia militare del secondo Reich.

Fazio a questo punto è completamente bagnato, umido in quelle mutandine strette- strette che la moglie gli fa indossare per poterlo immaginare come un super dotato.

Fazio ora si sente un uomo libero e dà prova di ardito coraggio domandando a Thohir se ci siano punti di contatto fra lui e Berlusconi visto che entrambi possiedono una squadra di calcio e sono due grandi imprenditori dell'industria televisiva ed editoriale.

Che sagacia! Che uomo di tempra, quel Fazio là l'è miga en pirla.

Thohir sorride maligno e per un momento sul suo volto colgo la malvagità del capitalista. Dura solo un istante per poi sciogliersi nuovamente in un rilassato sorriso mefistofelico.

Eric fa lo splendido splendente dicendo che lui non ha intenzione di candidarsi presidente in Indonesia e ottenendo il plauso orgasmico della platea di Che tempo che fa.
Ora, sapete tutti cosa penso di Berlusconi che è poi ciò che dovreste pensare anche voi se non foste dei bastardi e cioè:
corruttore incallito, puttaniere, tangentista, fenomeno da baraccone dal dubbio senso dell'umorismo, vittimista, fascista, stalinista, feudatario, scià di Persia de noartri, nano maledetto, ricrescita incompiuta, Napoleone senza cavallo.

Unite le vocali presenti nella seconda sillaba di ogni parola e troverete la soluzione magica.

Però visto che stiamo intervistando Eric il vichingo e non Silvio aka viagra, magari Fazio avrebbe potuto porre qualche bella domandina spaccacazzi al suo interlocutore.

Ad esempio gli si poteva domandare quanti soldi avesse guadagnato la sua famiglia con le libere attività d'impresa durante la dittatura di Suharto, sanguinario presidente indonesiano, colpevole dello sterminio di almeno un milione di persone fra "presunti comunisti" (chi vi ricorda?) e abitanti di Timor Est. Come dite? Non c'entra?.

Beh insomma se uno guadagna attraverso imprese editoriali e televisive (oltre che di altro tipo - pare che sia addentro anche nell'edilizia) in un paese dittatoriale dove vengono sistematicamente censurate le notizie sui massacri degli oppositori politici, tendenzialmente significa che ha delle grosse responsabilità in materia - per usare un'espressione di gran lunga addolcita.

Presentarlo come un campioncino di democrazia, una sorta di Montesquieu del sud est asiatico, venuto per grazia del cielo a insegnarci come ci si oppone al conflitto d'interessi quando i cattivoni come Berlusconi ce lo vogliono imporre, fa abbastanza sorridere e ovviamente è un'idea che poteva passare solo per la testa bacata di Fabio Fazio.

Fingere di non sapere nulla di ciò che è successo in giro per il mondo, qua e là, solo perché in questa maniera un altro sbruffone ricco possa regalarti un pallone da soccer autografato da se stesso e con la scritta "Forza Inter" (cosa che è avvenuta alla fine dell'intervista - badate che io non m'invento nulla, la realtà è più molesta delle vostre peggiori fantasie) è gesto sgradevole nei confronti di chi invece qualcosina sul mondo è riuscito ad impararlo; a fatica anche per colpa degli pseudo divulgatori come Fazio, ma ne è valsa comunque la pena visto che ora lo posso impunemente insultare perché la ragione è dalla mia parte. Sono soddisfazioni.

Questo post non ha una morale ed è l'ennesimo frutto della rabbia e dell'invidia che mi perseguitano. Ma del resto m'incazzo ergo sum è la mia formuletta filosofica valida per ogni stagione.

Vorrei solo che la smettessimo un giorno di farci imboccare le stronzate dalle mani degli altri, perché quelle mani sono sporche.

Fuor di metafora: che voi siate interisti, milanisti, pinguini, malati di sifilide, robot IA o tutto ciò che volete essere nella prossima vita sopo la reincarnazione, io non posso credere che v'interessi che cosa ha da dire un indonesiano di cui a malapena sapete pronunciare il nome sul suo presunto infantile tifo extra continentale o su i suoi gusti in fatto di mediani dai piedi sbilenchi - lavorando come Oriali a recuperar palloni.

Il mondo del calcio è un mondo di affari e bigliettoni sonanti, quindi non posso tollerare l'idea che per una mezz'ora mi si dica in faccia senza scoppiare a ridere nemmeno una volta, che un plurimiliardario dall'altro angolo del globo ha investito decine di milioni di euro solo perché da bambino il padre lo faceva stare sveglio fino a tardi a guardare le partite della Serie A e questo ha fatto nascere nel giovane Thohir il germe della passione calcistica.

Se devo ascoltare minchiate di questo genere mi accendo un soap argentina e la faccio finita con una lametta da barba, ascoltando i Nirvana da un ampli 650 Mega Watt appoggiato sull'orecchio.

Non pretendo che sia Fazio a spiegarmi quali son le reali ragioni che hanno portato all'accordo economico, in linea di massima questo sarebbe il compito del giornalismo - esageriamo, del giornalismo investigativo - quello che abbiamo dirottato negli anni a Chi l'ha visto.
Però pretendo che lo show di Fazio non sia l'altare delle menzogne sistematiche, non sia il palcoscenico dove ogni potentato ha la sua mezz'ora di celebrità all'anno, con l'aggiunta di leccatine, applausometro e guaiti.

Pretendo che se si parla dell'Indonesia e di indonesiani degli ultimi quarant'anni, venga fuori almeno una volta il termine regime o il nome Suharto, come quando parlando della Germania degli anni '30 viene fuori il termine nazismo, o della Roma del III secolo d.C. viene fuori l'espressione "imperiale".

I programmi come Che tempo che fa, che pure sono localizzati in giornate e fasce orarie che gli permettono di raggiungere un numero di destinatari vastissimo (indubbiamente anche per alcuni inconsapevoli meriti della trasmissione), hanno però senso se e solo se chi li guarda, diciamo l'utente medio o l'utente ideale, ne esce minimamente arricchito, anche solo in termini di nozioni.

Guardatevi l'intervista a Thohir e ditemi cosa diamine avete saputo di nuovo, a parte il fatto che anche Eric, come tutti i figli di ricchi in paesi poveri, ha studiato negli Stati Uniti.

Se non c'avete sbatti di vederla ve lo dico io. Nulla, nada, niente, na minchia, Saviano, zero zero zero!!!

Da trasmissioni come quella di ieri sera qualcuno ne esce arricchito, ma quasi mai siamo noi. Ed è meglio se vi ci abituate.




martedì 5 novembre 2013

Tu chiamale, ma proprio se vuoi, Emozioni #2

Ci eravamo lasciati con le turbe d'amore marittimo allo iodio di Gigi D'Alessio e con l'iperattività motoria di Alex Britti, ma Rai due c'ha martellato così a lungo i maroni che non potevamo esimerci dal discuterne ancora.
I mesi primaverili del 2013 sono stati tra i più tristi dall'ultima era glaciale ed Emozioni – il format per chi aspira a una morte lenta e dolorosa – ha ben pensato di ricompensare la nostra agonia con più puntate di brio e coccole.

Puntata Cesare Cremonini o del tanto gentile e tanto onesto pare

Cesarone è una persona molto triste e intimista, secondo la celebre tradizione che fa del poeta un indagatore dell'animo umano, che lo trasforma in parole e ritmo, guadagnando miliardi di euro;

sabato 2 novembre 2013

Fazio e Brunetta dateci i soldi e un po' di sangue

Oggi ho un paio di criceti che mi girano a mille all'ora lungo la ruota panoramica dei miei testicoli; ad alcuni fra voi la cosa potrà sembrare divertente ma vi assicuro che quando si mettono ad usare i denti per aggrapparsi all'epidermide sono botte da orbi.

Decido di tirarmi su il morale occupandomi del caso Fazio-Brunetta con qualche settimana di ritardo rispetto al mondo, ma solo perché ci ho riflettuto a lungo.

Ora, Fazio mi deve dei soldi per una strana storia di plagio di un libro di un certo Saviano - ma questo è gossip - quindi se la Rai potesse evitare di decurtargli lo stipendio ci guadagneremmo tutti - o almeno ci guadagnerei io.

Brunetta mi deve dei soldi, o meglio li deve al servizio sanitario perché dopo i suoi interventi inizio a vomitare tangenti socialiste obbligando gli specialisti di ogni ospedale milanese ad accorrere presso la mia abitazione, abbandonando le operazioni chirurgiche in corso. Se vi capita di vedere in giro uomini con la coda non è perché Darwin avesse torto, significa che un'operazione alla prostata non è andata a buon fine.

Lo spezzone di Che tempo che fa che ha scatenato il pandemonio ve lo ricordate tutti, ma per quei pochi che vivono dentro Memento eccolo qua:



Questo simpatico siparietto ha fatto quasi mezzo milione di visualizzazioni solo su youtube.
Non male per la versione rai fiction di vermi vs predators.

Sul nanetto penso ci sia poco da dire anche perché la rabbia è giustificata dal fatto di non avere braccia sufficientemente lunghe per masturbarsi e questo, anche a cinquant'anni, può provocare scompensi ormonali mica da ridere. Non tutti i nani vengono per nuocere, per esempio scoprire che sull'argomento in questione le posizioni di Brunetta e Grillo sono simili, può aiutare ad orientarsi nelle jungla della politica italiana.

Per quanto riguarda Fazio: io sinceramente non so se sia giusto o sbagliato affogare nell'oro quand'anche quest'oro sia stato guadagnato con il duro lavoro della lingua, ma è una polemica antica: è giusto che Ronaldo guadagni dieci milioni di euro a stagione più introiti da sponsor per correre dietro a un pallone? Che la Ventura possa strozzarsi con le carte di credito che usa per tirare le righe solo perché si chiama Simona Ventura? Sinceramente non lo so, o meglio lo so, ma essendo la mia personale opinione non conta un cazzo.

Ciò chi mi ha fatto più pensare di questo estratto è l'atteggiamento di Fazio e di coloro che nei giorni seguenti hanno preso le sue difese.

Fazio è noto nel Tv-sfera italica per leccare i culi a tutti coloro che hanno un pelino di potere in più rispetto a lui -a volte anche quelli che ne hanno di meno, così per non perdere l'abitudine.
Negli anni l'ho visto prostrarsi come un cane abbandonato in attesa di padrone davanti a Letta, Renzi, Scalfari, Bersani, Vendola, l'ho visto chiamare "artista" una negrona che di artistico aveva solo il basso ventre.
L'ho sentito con le mie orecchie ridere alle battute di Saviano sulle dieci cose per cui vale la pena vivere: l'Iliade, la mozzarella di bufala, redemption song e fare l'amore al sud su una spiaggia.
Se pensi che valga la pena di vivere per l'Iliade, forse allora devi morire (non ammazzato giusto per evitare fraintendimenti) e in ogni caso non sei un intellettuale, sei un coglione.

L'ho visto scambiare Tremonti per Stiglitz, dialogare di diritti civili con Cassano, ringraziare Fini di non essere più un fascista - una scelta coraggiosa.

Insomma, per farla breve, un servetto come tutti sanno, dal trenta per cento di ascolti ma pur sempre un servetto.

Reagire da gigante non è nel suo dna; si è sempre detto che è caratterialmente restio allo scontro verbale acceso e questa scusa è stata addotta per anni da Fazio stesso, quando gli veniva rinfacciato il trattamento anti punti neri riservato ai potenti.

Se tutto questo è vero, come mai allora alla prima occasione nella quale ad essere messi in discussione sono i tuoi soldi, la tua posizione acquisita, il tuo potere, riesci a trasformarti in un Riccardo Cuor di Leone senza macchia né paura?

Allora era una balla la tua timidezza, era una posa ad uso e consumo di un'azienda pubblica che non vuole problemi, era un "tengo famiglia" gridato da uno scapolo.

Questo è l'atteggiamento che mi ha fatto incazzare, non tanto il merito delle argomentazioni di Fazio alle quali si può controbattere ma che possiedono una loro legittimità intrinseca.
Per anni l'abbiamo visto ingoiare qualunque boiata da politici, professori, letterati, uomini di business, showman, pur di fare ascolti, e oggi scopriamo questo suo lato aggressivo, combattivo che avrebbe fatto tanto comodo ogni volta che Fabio Volo o Schifani blateravano una scemenza.

Che valga da insegnamento per i posteri: ora che Fazio si è svegliato nella forma di un cane a tre teste che invece di scodinzolare ringhia, sono cazzi amari, cari ospiti dei salottini televisivi.

Salvo letarghi anticipati.



 

sabato 19 ottobre 2013

Travestiti. Da giornalisti.

È uno sporco lavoro ma qualcuno lo dovrà pur fare.

E quindi visto che sicuramente non c'avete sbatti e che al venerdì sera dovete uscire di casa convinti di rimorchiare per poi tornare a bocca asciutta nel letto a stimolarvi il sesso, io sono rimasto barricato al sesto piano, uscendo solo per acquistare delle Moretti pakistane, a sorbirmi il palinsesto del piccolo schermo italico.

A una certa ho beccato Virus, il programma di approfondimento politico – se per approfondimento intendete la superficialità – condotto da Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale anche se ogni tanto fa finta di dimenticarselo, soprattutto quando vuole imbucarsi alle Feste dell'Unità.

Che botta di culo direte voi! Peccato che la puntata consistesse in dodici ore d'intervista in apnea a Marrazzo, sfavoleggiando su una rima fin troppo facile e sul pentimento di un uomo che è pur sempre in fin dei conti un uomo. Eh Eh bella la logica.

Dopo qualche minuto insensato usato per parlare dei risultati politici di Marrazzo come governatore – che è un po' come far finta di essere interessati ai buchi della sanità laziale all'epoca di Anco Marzio – Porro fa virare l'intervista sugli unici argomenti degni d'interesse: la coca, il transessuale, il ricatto, il filmino, la moglie, le figlie e tutto il resto, dimostrando una volta di più che fra l'essere un giornalista e condurre “C'è posta per te” il passo è brevissimo.

Marrazzo in realtà si “difende” in maniera più che condivisibile, sostenendo che lui ha sbagliato da uomo ma non da politico, che la vita privata e quella pubblica andrebbero scisse (verissimo, ma ogni volta che lo sento è come se Ghedini mi stesse ficcando un alluce con tanto di unghia incarnita su per il culo), che ha fatto soffrire la sua ex moglie e che contro di lui fu scatenata una diffamatoria campagna di stampa all'epoca dei fatti.

Porro sembra godere come una cagnetta in calore e si comporta come se avesse un leggero deficit cognitivo: non riesce a pronunciare senza impappinarsi la parola transessuale e quindi improvvisa imbarazzanti siparietti con le sue labbra, durante i quali balbetta “tr-tra-tran-trans-”, scoppiando in mefistofeliche risate glottidali.

Quando si riprende dagli spasmi decide di adottare lo stile comprensivo-politically correct che lo ha sempre contraddistinto nell'arco della sua carriera; inveisce contro la categoria dei giornalisti che sbirciano attraverso lo spioncino, contro questa stampa gossippara guardona che non sa farsi i fatti suoi (un po' la prerogativa dell'informazione), contro i suoi colleghi e se stesso che quotidianamente infarciscono le rotative con le cucine del cognato di Fini, gli amori della Marcegaglia, il ventre panciuto e ingrigito di Vendola, la villa di Grillo – o qualunque stronzata passi loro per la testa.

Già. Perchè forse Porro non se lo ricorda, ma ai tempi del “caso Marrazzo” lui di mestiere non faceva l'arrotino o il ciambellaro, ma il giornalista sulla testata di proprietà della famiglia Berlusconi, e io non ricordo di aver letto editoriali inferociti contro l'uso di informazioni che non andrebbero divulgate. Anzi ricordo un bel marciare con i chiodati sulla dignità di una persona.

Ricordo pure per gli smemorandi nostrani, che fu Silvio Berlusconi ad informare Marrazzo via telefono di possedere – così per puro caso, ci si era imbattuto – il filmato del governatore in dolce compagnia di un transessuale e della sua cocaina. Telefonata che forse poteva suonare velatamente minacciosa, voi che ne dite?

Fa sempre piacere vedere gli infiniti Porro di cui disponiamo arrivare da Marte e atterrare a viale Mazzini che si stupiscono per gli accadimenti passati, mentre cercano di ricostituirsi una sana verginità – magari sulla Rai che fino al giorno prima era una nota azienda bolscevica, visto che si lavorava per la concorrenza.

Ma sul finire della puntata capisco tutto quello che mi era sfuggito fino a quel momenti e cioè che Marrazzo sta per tornare a casa con un nuovo programma che si chiamerà Razza Umana, che peraltro Porro introduce usando a minchia la più inflazionata citazione di Einstein di cui si abbia ricordo – quella di “appartengo alla razza umana”.

Quindi il tono comprensivo, la solidarietà del programma, l'ospite particolare e tutto il resto sono in sostanza una discreta trovata promozionale per lanciare il nuovo format. Difatti è curioso che in questi anni nessuno dei conduttori di talk show abbia mai invitato Marrazzo a fornire la sua verità sulla vicenda, mentre la sua sostituta al governo della regione Lazio, la simpatica Renata Polverini, dimostrava di essere una fascistella incapace in tutto tranne che a gridare, circondata da una giunta di ladri gladiatori coglioni che arraffavano il bottino con modi da Far West.

Eppure una confessione in diretta sugli errori commessi dal Marrazzo avrebbe fatto scalpore, come minimo audience e titoli di prima pagina in questo paese di bigotti che scagliano la prima pietra. Invece non ci ha pensato mai nessuno fra i brillanti intenditori di televisione che affollano il paese, ma ci è arrivato Porro – in sostanza un giornalaio prestato al giornalismo – dietro preciso ordine della dirigenza di Rai due.

E così anche il “giusto ritorno alla vita” di uomo che ha dovuto subire uno sputtanamento volgare, fasullo e indecente, che ha visto rovinata almeno in parte la propria famiglia, costretto ad anni di oblio e nascondiglio dentro un monastero, assume i contorni della miseria.

Marrazzo torna giustamente a fare televisione, visto che solitamente il proprio mestiere lo si sa fare a prescindere dalla persone con cui si scopa, o almeno così mi spiegava il prete a catechismo – o forse era Cruciani su La Zanzara, non ricordo più – ma anche il suo ritorno lascia in bocca qualcosa di amaro, come la sua sparizione di quattro anni or sono.

È l'amaro della paraculaggine di tanta gente che l'ha sputtanato, o che non ha mai fatto nulla per difenderlo, e ora predica da ben pensante.

L'amaro nel vedere una persona macchiata a vita per una scelta morale, magari sbagliata (poi un giorno quando avete tempo mi fornite la definizione universale di giusto e sbagliato), ma pur sempre morale e quindi individuale, che non potrà mai ripulirsi del tutto – tanto è stato il fango spalatogli addosso dalle ruspe del pensiero.

L'amaro che sento ogni volta, quando una confessione viene trasformata in pentimento, il pentimento in richiesta di perdono e la richiesta in concessione: la concessione di coloro che non hanno mai sbagliato.


E che non sbaglieranno mai, seduti sui loro divani.

martedì 8 ottobre 2013

Tu chiamale, ma proprio se vuoi, emozioni #1

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Se avete difficoltà a dormire e passate le notti insonni a domandarvi per quale ragione non riuscite proprio a svegliarvi al mattino nonostante la pillolina di Herbalife che il vostro amico Dj dell'Amnesia vi ha caldamente consigliato, una forma d'intrattenimento non convenzionale ve la forniamo noi.
La RAI (avete presente quella vecchia società lottizzata dove registi incapaci con il chiodo fisso dei preti si danno da fare per lanciare nel mondo dello show business dotatissime soubrette oriunde?) ha tirato fuori dal cilindro, nella stagione televisiva appena trascorsa, una trasmissione musicale dal titolo Emozioni, che è una scelta originale quasi quanto intitolare un programma di cucina Spaghetti o uno sul sesso orale Lewinsky.
In sintesi: una voce narrante fuori campo, stile Grey's anatomy, racconta le epiche imprese di artistoidi da strapazzo cercando in tutti i modi di trasmettere il messaggio che fra quest'ultimi e John Lennon il passo è breve; incredibilmente le puntate durano due ore circa, che se pensate alla vita di Eros Ramazzotti sono più che sufficienti.
Immagini di repertorio estrapolate dal loro contesto, tipo la Reggia di Caserta illuminata al quindici d'agosto o un'inutile vetta dell'appennino tosco-emiliano, vengono sovrapposte e sfumate tra loro con gli effetti di Premiere (versione 1997), il tutto accompagnato da qualche litania di paese o jingle a basso costo; ai pezzi “d'ambiente” si susseguono una serie di interviste senza intervistatore dentro gli studi delle case discografiche o nelle abitazioni private dei musicisti.
Non abbiamo voluto prendere in considerazione tutte le puntate e ci rimettiamo dunque alla vostra buona volontà (le trovate in streaming sul sito della Rai) ma ci siamo concentrati su quelle più spassose che andremo ora ad analizzare.

Puntata Gigi D'Alessio o della trattativa Stato-Mafia
Un fatto accertato della nostra storia repubblicana è che Gigi D'Alessio ha cominciato a musicare – come direbbe lui – durante i matrimoni dei camorristi della sua città; il politically correct ovviamente imperversa e quindi questa breve parentesi viene completamente omessa da tutta la narrazione e ci ritroviamo un Gigi, poco più che ventenne, già famoso come Mosè. Segue una tiritera su come la musica sia importante per un napoletano (??) perché – cito – “coscritta nel nostro codice genetico”. Al contrario della lingua italiana.
Un ulteriore fatto noto è che scoparsi una minorenne rappresenta un reato nel nostro ordinamento, per quanto la cosa ci possa dispiacere. Quindi inutili le spiegazioni del tipo “Anna mi aveva detto di essere una diciottenne e egiziana” perché è chiaro anche agli occhi di Papa Leone III che i due hanno consumato prima del previsto, la moglie se ne è accorta, la moglie lo ha lasciato detestandolo per il resto dei suoi giorni.
Poco altro da dire, ma si potrebbe forse accennare al concerto in Piazza del Duomo per l'elezione a sindaco di Letizia Moratti, saltato per via di pressioni leghiste e non certo per l'apoliticità e l'indipendenza dell'artista, come scrissero gli addetti stampa del Gigi nazionale durante un attacco di dementia praecox. Nisba, il conflitto e la verità non fanno parte del format, rispondono gli autori.
Ci spetta invece un'altra interminabile ora riguardante la “poetica del mare” che ha reso grande il D'Alessio; poetica incentrata su una dialettica irrisolvibile: la mia donna che sta a Capri, io che sto a Napoli, in mezzo il mare a separarci, allegoria della condizione umana. Potrebbe uscire nei prossimi anni un disco che però scioglierà questa sorprendente metastasi ontologica, intitolato “Moby Lines” e dedicato a tutti gli Schettino di questa grande penisola.
La puntata si conclude con l'apice della carriera del cantante: una sorta di cloaca massima a Broadway dove Gigi può respirare l'italianità fuori dalle mura amiche; lui, Robert De Niro e qualche centinaio di scùgnizzi scampati alla galera per miracolo, ballano tutta la sera sulle note di Nel blu dipinto di blu, insultando Saviano e Troisi e inneggiando a Careca e Hamsìk – veri napoletani.

Puntata Alex Britti
Tutti sanno che Alex Britti si fa vedere – da sua madre come dalla casa discografica – una volta ogni lustro portando con sé oro, incenso, mirra e un nuovo testo, scritto e arrangiato durante la tratta aerea Liverpool-Malpensa. Dopo aver svuotato le casse di RDS e le palle degli italiani per un'estate intera con poetismi virtuosi tipo “...nella vasca con l'acqua calda che mi coccola la testa...” o messaggi palesemente evangelici come “c'era una volta o forse erano due, c'era una mucca, un asinello e un bue”, Alex torna legittimamente a farsi i cazzacci suoi in giro per l'Europa, e può essere considerato un modo abbastanza degno per vivere di musica; si potrebbe forse obbiettare che Eric Clapton o Jimi Hendrix non si trovavano obbligati a cantare semestralmente qualcosa tipo “because you like me, you like me!” ma è anche vero che pippavano come aspira polveri – il tutto per dire che ognuno ha le sue croci.
Detto ciò, non si capisce perché intervistare Britti visto che:
  1. non fa della loquacità una caratteristica del suo personaggio;
  2. non sta fermo un secondo ed è sempre impegnato a smanettare con il capotasto e la sua Fender, che se fossi io l'intervistatore gliela spaccherei sulla schiena;
  3. le risposte sintatticamente articolate rispondono ad un gusto squisitamente dadaista, come quando sostiene che “per me la musica è la musica” – roba da far impazzire Wittgenstein.
Vale la pena ascoltarsi “Oggi sono io”, canzone vincitrice di Sanremo giovani 1999, interpretata da Mina, che quando sale e sale e sale con quella cassa di risonanza che è la sua trachea fa veramente spavento, anche se è un peccato non poterla mai inquadrare per intero, ma dipenderà dal fatto che è una grassona indecente. Ma queste sono riflessioni che pensavo di fare a bassa voce.

Nella prossima puntata, fra un paio di settimane, andremmo avanti con il nostro viaggio dentro la musica italiana sperando di uscirne indenni, del resto come scriveva Rimbaud “l'inferno non può intaccare i pagani”, quindi come scriveva il Liga “niente paura”.
Ci vediamo fra qualche giorno con le puntate dedicate a Max Pezzali e Cesare Cremonini – chapeau!


martedì 1 ottobre 2013

La meio gioventù

La bellezza di quarantacinque anni fa scoppiava il '68, la rivolta giovanile, il passaggio di testimone da una generazione all'altra, il momento – come si scrive sui testi di sociologia fuffa che trattano l'argomento – in cui un nuovo corpus sociale, costituito da ragazze e ragazzi scolarizzati, rivendica il proprio ruolo centrale nell'universo, decostruendo un'intera tradizione verbale, smascherando l'ipocrisia sessuale che li aveva preceduti, reclamando un'importanza economica e culturale senza precedenti nella storia recente.
All'epoca, quantomeno in Italia, l'informazione non comprese il fenomeno, lo irrise nel migliore dei casi e lo stigmatizzò nel peggiore di questi, salvo poi tornare sui propri sbagli negli anni ottanta – con il boom delle televisioni commerciali – per reclamare una fetta della torta ch'era appena stata sfornata.
Ancora oggi si fa un gran parlare delle nuove generazioni, soprattutto per ciò che riguarda il futuro mondo del lavoro: toni rassicuranti, inquisitori, assolutori, sbruffoni, caciaroni, intimidatori e quant'altro; ognuno, all'interno dell'establishment televisivo-giornalistico possiede la sua chiave di lettura, il suo piccolo caleidoscopio puntato sulla realtà, il suo giovine di riferimento da invitare nei salotti per trattare le più svariate materie, da spremer per bene e rispedire a calci nell'ateneo, nella fabbrica, nella casa, nella strada di provenienza.

Metodo Ballarò
Nonostante Giovanni Floris non abbia ancora sviluppato un misero pelo sul visino – pare che il padre sardo l'abbia ripudiato per questa ragione – ha comunque varcato la soglia dei quaranta, ed è inutile insistere a pensare che sia un bimbo alle prime armi, uno svezzato, un verginello ignaro dei meccanismi televisivi. Quando Floris spedisce uno dei suoi aguzzini travestito da giornalista a confezionare il classico panino sulla gioventù italiana che di frequente apre la trasmissione, bisogna fare attenzione alle location selezionate; poniamo, ad esempio, che l'argomento della puntata sia il precariato e quali le soluzioni politiche adottate dai partiti per risolvere tale piaga: state pur sicuri che il nostro reporter d'assalto non andrà presso dei call center ad intervistare dei “veri precari”, o in uno studio legale che si occupa di diritto del lavoro dove tre ragazze fanno il praticantato per diventare avvocati, o nelle periferie urbane dove a sedici anni sei rimasta incinta di due gemelli e fai le pulizie per mantenerli; il nostro reporter si muoverà di notte, a bordo di una motocicletta, facendo spola fra il Matrix e il Bolgia, discoteche del bresciano e del bergamasco, l'una famosa per via di un film e l'altra perché diletto dei commensali pare sia sfasciare a picconate delle Porsche che calano dall'alto sotto una coltre di schiuma-sapone.
Quando poi un ventiquattrenne impasticcato con la pupilla al posto delle orecchie, che si esprime in un italiano stentato, sostiene di non sapere nemmeno un nome degli undici Presidenti della Repubblica che l'Italia ha avuto, e alla parola “precariato” scoppia a ridere con i denti marci rovesciando un Cuba preparato con Rum Galeone (ma pagato diciasette euro) sulla telecamera di Ballarò, l'intrepido cronista dà la linea allo studio sussurrando: “ecco cosa ne pensano i giovani italiani”.

Metodo Alberoni
Ex Rettore dell'università di Trento – e secondo gli storici del terrorismo causa prima del comparire delle Brigate Rosse in quell'ateneo – Francesco Alberoni sostiene da anni che i “giovani d'oggi” (usa proprio questa espressione, sigh) non si vogliono bene. È giunto a queste conclusioni dopo decenni passati con la testa china (l'unica umana che si vede anche dallo spazio) sui libri di Edgar Morin, Roland Barthes e David Riesman, ma quando s'è reso conto dell'inutilità di tutto ciò ha iniziato a scrivere sul Corriere i suoi pensierini Baci Perugina.

Metodo Galimberti
Il filosofo causa più morti suicidi in un anno dell'intera campagna militare in Iraq. Per rimediare scrive un altro libro sulla forza biologica della gioventù e rilascia interviste ai collettivi studenteschi sotto falso nome, ma alla quarta asserzione emo-nichilsta mi-taglio-le-vene viene riconosciuto dai genitori che smettono di portare i figli alla Feltrinelli.

Metodo Santoro
Sei un incazzoso/a? Ti piace gridare nei megafoni con la voce rotta dalle quattordici canne della giornata? Hai guidato la protesta dell'Onda per tre anni e non ti è stata data la possibilità del dibattito televisivo con La Russa? Pensi che gli F35 siano la causa di ogni male nel nostro paese?
Se hai risposto sì a tutte queste domande allora sei il nostro candidato ideale. Giulia Innocenzi non vede l'ora di mettere a frutto la propria militanza nei Radicali mostrandoti quanto è brava a rollare.
Requisiti minimi: bell'aspetto, barba incolta, saper urlare ininterrottamente per un quarto d'ora senza prendere fiato, essere fuori corso all'università in quanto studente-lavoratore, dichiararsi marxista/anarchico/socialista/internazionalista/qualunque forma sinistrosa arcaica ma possibilmente non aver mai letto Marx/Gramsci/Bakunin/Chomsky/Marcuse/Che Guevara/Mao/Sartre/Alberoni.
Meglio ancora: non aver mai letto perché troppo impegnati a difendere il valore della cultura.

Metodo Studio Aperto
'cause We are living in material world and I'm a material girl

Metodo Vice
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Sfigati, non scoperete mai con Tea Tacos.

Metodo Repubblica
Ezio Mauro soffre di dementia praecox. In piena notte scrive lettere credendo di essere un quindicenne omosessuale che rivendica i propri diritti civili, le invia al suo giornale e quando al mattino si presenta in redazione si commuove come davanti alla busta paga; nuova frontiera del giornalismo d'inchiesta: se non ci sono notizie o non si sa trovarle, il subconscio le prepara a tuo uso e consumo.
Unico problema: si aggira un quindicenne omosessuale che soffre di dissociazione per la sede sociale di Repubblica sulla Cristoforo Colombo a Roma; è convinto di esserne il direttore.

Metodo Augias
La gioventù non esiste. Siamo tutti vecchi coperti da un velo di Maya.

Metodo Lerner
Il figlio trredicenne di un mio carro amico si trrovava perr caso negli studi di rregistrrazione di La7. Fa il compositorre di sonate incrredibili perr clavicembalo, ho pensato di prresentarrvelo. Vieni avanti Yurri, non esserre imbarrazzato come quando tuo padrre arrringava il corrpo studentesco del liceo Berrchet.

Metodo Extraterrestre
Vi sarebbe piaciuto vero? Non posso farlo, ho troppo rispetto per il conflitto d'interessi.


Arrivederci alla prossima puntata