A dieci anni dalla Strage di Nassiriya figuriamoci se non sgorgava la retorica moraleggiante del nostro bel paesello.
Prima considerazione: alle famiglie dei militari morti in Iraq va ovviamente la comprensione e tutti i buoni sentimenti di cui Giorgio Napolitano dispone, perché nessuno di noi è così mostro da godere della morte altrui. Va però sempre ricordato, quando si affronta un dibattito pubblico, che quelli erano militari in una zona di guerra, non missionari, non francescani, non evangelisti né operatori umanitari. Soldati morti in guerra - dispiace - ma è così che vanno le cose quando s'intraprendono azioni militari, a maggior ragione se sono dissennate.
Antefatto: il pandemonio è scattato nella giornata di ieri, giornata delle commemorazioni, per via delle dichiarazioni rilasciate in aula dalla deputata del movimento cinque stelle Emanuela Corda. La deputata ha sostanzialmente detto che oltre agli italiani e agli iracheni morti nell'attentato, varrebbe la pena di ricordare anche l'attentatore - il giovane marocchino che fu "vittima e carnefice allo stesso tempo".
La dichiarazione è una solenne castroneria per due distinte ragioni, una formale, l'altra di contenuto.
Ci sono luoghi e tempi adatti ad ogni dichiarazione: il Parlamento della repubblica nella giornata della memoria della strage non è esattamente uno dei luoghi preposti a dire tutto quello che ci passa per la testa. Lo so che è una paraculata ma è così che funziona dentro il mondo istituzionale e i novellini del movimento cinque stelle lo sanno perfettamente, solo che sono fatti così, gli piace la gazzarra e la bagarre, motivo per cui rilanciano sempre i toni della discussione.
Contenutisticamente è una cazzata: se qualcuno dicesse che in fin dei conti Mussolini è una vittima-carnefice del fascismo come reagirebbe la Corda? Perché in fin dei conti anche lui si è ritrovato appeso per i piedi a Piazzale Loreto, gli è stato negato un giusto processo, gli sono state negate le ultime volontà. Questo lo rende meno responsabile dei crimini precedenti? Non mi pare proprio.
Dire che un attentatore kamikaze è vittima del suo attentato è una banalità imbarazzante oltre che una tautologia, non aggiunge punti alla discussione, serve solo a far incazzare le ali nazionaliste - tipo Fratelli d'Italia - presenti in Parlamento.
Quindi abbiamo dimostrato che la Corda o è una cretina cosmica che si muove come un elefante ubriaco nella cristalleria delle dichiarazioni politiche, oppure è semplicemente in malafede e desidera alzare la visibilità del proprio schieramento con ogni mezzo verbale a sua disposizione.
Le reazioni di sdegno che quella frase ha però suscitato dimostrano che la madre dei cretini è sempre incinta.
La destra italiana si è arroccata dietro alle solite menzogne sulla guerra in Iraq che da dieci anni sentiamo ripetere ossessivamente, tutte riconducibili alla formuletta "missione di pace per esportare la democrazia" un tanto al chilo.
D'altronde hanno appoggiato una guerra di aggressione in uno stato retto da un nazionalista laico (Saddam) sostenendo che quello fosse il modo di sconfiggere il terrorismo islamico internazionale che nel frattempo se la spassava in più ridenti paesi dell'area medio orientale.
Il nostro centro destra si è inchinato davanti alle bugie del Pentagono sulle famose armi di distruzione di massa - mai trovate, mai esistite, mai pervenute - e quindi difende il suo operato cialtrone.
Ciò che fa ridere o piangere sono le reazioni degli esponenti del centro sinistra o come preferite chiamarlo voi, visto che io ho finito gli insulti: ricordo con chiarezza che a furor di popolo in quegli anni si esprimevano a parole contro la guerra in Iraq e Afghanistan - anche se poi rifinanziavano le missioni quando godevano della maggioranza parlamentare.
Ricordo le bandiere delle pace strette al collo, strette non a sufficienza evidentemente, e la retorica del "mettete dei fiori nei vostri cannoni".
Oggi leggo le esternazioni e inorridisco di fronte a tanta paraculaggine e demenza senile.
Guglielmo Epifani: "...ringraziamento ai nostri militari impegnati a portare la pace nei diversi angoli del globo."
Zingaretti e Marino: "...Roma non dimenticherà chi ha perso la vita a favore di un mondo più libero e più giusto."
Se ne possono trovare a decine di queste frasette insulse che stuprano l'intelligenza umana.
Ribadisco: è chiaro che Epifani o Marino non sono tenuti in questo contesto a raccontare tutta la verità sulla guerra in Iraq - cosa che magari spetterebbe ai giornalisti se non fossero degli scrivani in grado solo di fare collage con i lanci di agenzia -, ma potevano limitarsi ad esprimere il cordoglio alle famiglie dei militari morti, senza lanciarsi in carpiati verbali stucchevoli come "mondo più libero e più giusto" o "pace nei diversi angoli del globo".
Se dici cose di questo genere non stai più mettendo in atto il politically correct, stai mentendo sistematicamente.
Facciamo chiarezza una volte per tutte con dei semplici passaggi così che anche Epifani possa capire: le guerre si fanno con gli eserciti da che mondo e mondo; la pace si fa con la diplomazia oppure non cagandosi reciprocamente; ergo gli eserciti non portano mai la pace nei diversi angoli del globo, ma portano la guerra; in guerra si muore ogni tanto, qualunque sia il tuo fronte; i popoli aggrediti - e gli iracheni non erano gli aggressori - reagiscono ala violenza con altra violenza (e fanno bene) e se pensate di trovarvi sempre di fronte dei Mahatma Gandhi avete sbagliato pianeta.
Seconda postilla, questa per Ignazio Marino: dobbiamo convincerci che non spetta a noi stabilire quale sia il "mondo più libero o più giusto", sopratutto se per farlo invadiamo stati e bombardiamo territori; se proprio non resistiamo all'impulso di dire la nostra sull'inferiorità degli altri popoli o del loro grado di civilizzazione politica, scriviamo dei libri in cui logica alla mano cerchiamo di dimostrare le nostre tesi.
In ogni caso "mondo più libero o più giusto" non significa una beata mazza se prima non abbiamo definito con precisione la libertà e la giustizia, compito piuttosto arduo per l'intera umanità, figuratevi per un chirurgo prestato al partito democratico - ma gli auguriamo comunque buona fortuna nell'impresa semantica.
Qual è il preciso momento in cui la sinistra italiana ha cominciato a blaterare scemenze dalla mattina alla sera, tanto da risultare insopportabile ai suoi stessi elettori?
Io questo momento me lo so perso e mi ritrovo ora ogni giorno costernato, scosso, privo di una bussola politica che mi possa far sperare in una redenzione futura.
Badate che anche ai tempi delle manifestazioni per la pace vi era tanta di quella retorica, di quell'ipocrisia di quelle facce come il culo da far venire i nervi a fior di pelle - magari non ce ne accorgevamo ma era così.
Però esistevano delle idee molto precise, chiare, probabilmente farlocche e inattuabili che avevano il potere di unire un pezzettino di umanità intorno a dei principi.
Si diceva: "le guerre di aggressione sono sbagliate, la nostra costituzione le ripudia, viva la pace". Semplice no? Abbastanza diretto, uno di quei messaggi con cui difficilmente ci si trova in disaccordo se anche nessuno sa come metterlo in atto concretamente.
Ora ci ritroviamo una sinistra che piange le morti di soldati mandati a sparare a civili innocenti a cinquemila chilometri di distanza e nessuno dice una parola, non vola una mosca di disapprovazione. Perché non si è alzato un Renzi, un Civati, un Cuperlo qualunque a dire: "quella guerra era ingiustificata e lo resta anche a dieci anni di distanza. I diciannove militari sono stati mandati a morire invano. Il nostro ricordo va alle migliaia di morti iracheni uccisi dai bombardamenti statunitensi e britannici, con l'appoggio del nostro esercito. Non ripeteremo errori di questa portata in futuro per il bene dei civili e dei nostri soldati".
Una bella frase del cazzo che sappia unire le diversissime anime del popolo della sinistra: un po' di morale spiccia, un buon proposito per il nuovo anno che tanto domani se ne sono dimenticati tutti.
Non averla detta resterà invece nella memoria di molti. Incluso il sottoscritto.
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