martedì 12 novembre 2013

Non ci sono più i Saggi di una volta: Eugenio Scalfari

Come ogni santa domenica buttata dal cielo su questa terra, le colonne de la Repubblica ospitano l'intervento di Eugenio Scalfari, editorialista e fondatore della testata.

Sin dal titolo capisco che ci sarà da divertirsi e non poco: Matteo Renzi e Fabio Volo, somiglianze e differenze.

L'impressione che se ne ricava è quella di un vecchietto un tempo colto, o molto bravo a sembrarlo, ma con le idee ormai annebbiate dall'età che avanza impetuosa.
Si parte con un parallelismo azzardatissimo fra Renzi e Volo, entrambi giovani, entrambi piacioni, entrambi di successo - non nei salotti, ma fra la gente normale. A chi la cosa possa fregare minimamente nell'articolo non è specificato, ma probabilmente i nipotini di Scalfari la trovano una favola perfetta prima di addormentarsi.

Un po' come se mi svegliassi la mattina e cominciassi a scrivere un pezzo sulle analogie fra La Russa e Balotelli solo perché entrambi hanno una minchia tanta, entrambi si comportano da bastardelli incalliti ed entrambi preferiscono le armi alle coccole delle rispettive fidanzate. Non avrebbe alcun senso giusto? Perché se lo fa Scalfari invece gli pagano le battute a chili d'oro?

L'articolo prosegue su binari deviati tradendo completamente le aspettative che il lettore medio può crearsi a partire dalla semantica del titolo.

In serie: un paragrafo viene dedicato alla grandezza di Mario Draghi che lotterà come mille draghi per tenere in piedi questa cazzo di unione monetaria destinata al fallimento, se necessario stampando moneta come col Monopoli - tanto non è la sua; qualche riga di leccatina a Napolitano, Letta - et voilà - Romano Prodi prima di passare ai commenti non richiesti sul pezzo di Barbara Spinelli, uscito il mercoledì precedente.

Pensate che vitaccia quella di Scalfari: si sveglia la mercoledì, presto la mattina, va al parchetto con il cane e si ferma in edicola, acquista una copia del giornale che lui ha fondato e che nessuno dei giovincelli che ora lo dirige ha pensato di inviargli gratuitamente a casa.
Legge un pezzo, magistrale come al solito, della Spinelli, ci riflette sopra un poco, si sente inferiore e inizia a scrivere spinto dall'odio per quella giovinotta così irriverente; invia il suo papello alla redazione e la domenica mattina se lo vede pubblicato nella pagina dei commenti e delle firme importanti.

Muore di felicità un tenero anzianotto - non ci sperava più - potrebbe essere il suo necrologio.

Dopo le randellate alla Spinelli passa Grillo, il quale lo ha insultato (so' ragazzai Eugè, non te la prendere) in tipo tredici post differenti solo la scorsa settimana, invitandolo a sedersi su una panchina del Pincio assieme a Napolitano e De Benedetti.
Sclafari risponde con una vérve polemica mica da ridere: gli dice che si siederà su quella panchina solo quando Beppe tornerà a fare il comico nei palazzetti e nient'altro. Mi sembra di assistere alle litigate fra alcolizzati cronici del mio paesino, quando regna bastoni e uno dei due ha in mano tutti i carichi. Solo che loro lo fanno al bar, questi due sulla stampa nazionale.

Si conclude l'articolo festeggiando i cent'anni dalla pubblicazione del primo volume della Recherche di Proust; uhuh ma che bel compleanno, spegni le candeline caro Marcello, ce l'hai fatta pure tu, se facciamo un incidente muore solo il conducente.

Scalfari si muove con destrezza e passo leggiadro nel ricostruire la storia della letteratura europea; dice che Proust ha realizzato il "grande finale della cultura moderna", portando a compimento quel cammino intrapreso da Dostoevskij, Gogol, Cecov, Flaubert e Stendhal. Poi Joyce, Rilke e quindi Thomas Mann.

Gli piace citare così - en passant - anche Montale e Calvino, che magari avete letto pure voi, stupidi idioti e quindi potete sentirvi parte integrante della cultura moderna. Eugenio ride pensando al fatto che non ha ancora parlato di Calvino assieme a Papa Francesco, un vero peccato sono proprio curioso di sapere cosa ne pensa un argentino che a stento si esprime correttamente in romanesco, ma sarà per la prossima volta.

Tutto questo bel pippone auto celebrativo sui suoi autori preferiti serve a dimostrare un fatto indissolubile: siamo tanto tanto europei non dobbiamo litigare fra di noi e non dobbiamo far crollare questo meraviglioso progetto che sono gli Stati Uniti d'Europa.

Ma facciamo pure gli Stati Uniti del Mondo visto che bene o male veniamo tutti dalla Rift Valley e che tutti assieme abbiamo letto Harry Potter e Twilgiht.

Se la cosa ci manda in orgasmo anche a settant'anni facciamo pure gli Stati Uniti della Galassia, con una moneta unica di raggi x ed un parlamento spaziale, tanto siamo gli unici nell'universo e comunque i Venusiani non capirebbero la profondità di Thomas Mann - non hanno diritto a firmare le convenzioni con noi quei beoti.


Ciò che però non possiamo fare è confondere la posta del cuore con gli editoriali di un quotidiano a tiratura nazionale.
Non possiamo prendere il diario di un ottantenne che racconta le sue tristi giornate di solitudine e fare "copia e incolla" sulla pagina più importante di un giornale.

Non perché è vecchio (come invece dice Grillo) ma perché è giornalisticamente una stronzata - e scusate il francesismo -. Irrilevante ai fini del dibattito pubblico sapere se Scalfari pensa che Renzi e Fabio Volo siano entrambi bravi, un po' meno bravi, uno bravo l'altro no, arroganti, saputelli, simpatici, non avete l'x factor, dovete morire o quant'altro.

O Scalfari la smette di pensare alla sua rubrica settimanale come penserebbe alla rubrica di gmail oppure gli insulti di Grillo saranno sempre più frequenti, accettabili e in una certa misura graditi.

Se ne faccia una ragione.


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