venerdì 6 dicembre 2013

Parlare di Sesso in via Solferino

Fra i principali segni del decadimento morale ed economico della principale testata italiana, vi inserisco a pieno diritto tre elementi: l'ostinazione con la quale Galli Della Loggia Massonica insiste a pubblicare i propri scritti corsari sulla prima pagina del Corsera, la vendita della sede storica di Via Solferino al mercatino dell'usato e gli inserti settimanali del gruppo Rcs, con annessi scrittoruncoli in attesa di tredicesima.

Un tempo tali inserti erano il luogo dove segregare le pubblicità oscene made in Italy e fare una fraccata di soldi in nome del deserto informativo, ma in tempi di crisi economica bisogna trovare soluzioni alternative alla propria gloria passata per attirare gli inserzionisti.

Ed è per questa ragione che su Sette - l'inserto del venerdì santo - una firma spicca fra le altre.

Trattasi di Maria Laura Ro-do-tà che oltre ad essere portatrice sana del cognome per il quale mezza Italia ha sborrato in primavera, è anche figlia di suo padre se la logica non ci inganna.
Tiene una posta del cuore dal titolo evocativo "D'Amore e di altri disastri" che in una fase della mia vita caratterizzata dalla volontà di potenza ho deciso di leggere in nome dell'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali.

Puntata della settimana: Parlare di sesso - sei ragioni per le quali il più delle volte è noioso.

Tralasciamo il piccolo fatto che il sesso non è mai noioso sebbene preti, mamme e giornaliste in via di estinzione cerchino di convincervi del contrario, che chi lo dice è un infame menzognero/a, che forse non avete scopato con me o con qualunque altro membro della mia stirpe prescelta per mandare avanti la razza umana e andiamo dritti al succo del discorso.

La rubrica si configura come un Simposio di donne annoiate dalla spropositata ricchezza ricevuta in eredità dal bisnonno Sforza di Visconti, il quale di mestiere possedeva dei castelli a Milano.

Troviamo la lettrice che si rammarica dei modi in cui il sesso viene raccontato dall'alta letteratura sostenendo che in Moravia, Tondelli e Bukowsky è volgare, triste in Gadda e Pavese, morboso in Rosseau e Ellis - "un discorso a parte meriterebbe Goethe, ipocrita ma audace".
Fortunatamente la nostra divoratrice di libri e non di cazzi, che si firma Starbuck, afferma che in Petronio, Boccaccio, Diderot, Casanova, Pasolini, Montaigne e Stendhal il discorso sulla sessualità scende nel cuore come "una benedizione di allegria, leggerezza, sincerità e libertà d'animo". Lo sa per esperienza perché sono tutti maschioni con i quali in passato ha intrattenuto delle liaison da perderci la testa.

Devo ricordarmi di proporre alle mie compagne in futuro del sesso in piena sincerità e libertà d'animo - ho già qualche idea che mi stuzzica il cervello ma lo giuro, niente attrezzi contundenti.

Altra letterina altro regalo: c'è una tizia sull'orlo di una crisi di nervi che dice "inutile girarci intorno sono oggettivamente brutta ed è per questo che sono single". Fine della diagnosi dottore - non ho tromba-amici dai tempi delle elementari, che comunque all'epoca si chiamavano ancora Ludus litterarius.

La Rodotà le risponde con la profondità e il tatto che si confà alla sua posizione: secondo me non sei brutta, più probabilmente sei un uomo neocentrista (immagino sia una categoria politica) o un uomo che vuole cambiare sesso ma ha paura di uscirne fuori come un cesso - c'è pura la rima baciata delle nostra poetessa.

Non so perché ma questa risposta mi puzza di femminicidio - primo caso in cui l'arma del delitto è una penna e il reato viene commesso via raccomandata R/R.

C'è quell'altra che scrive per far sapere al mondo che sta leggendo I fratelli Karamzov e di come si senta inferiore dinnanzi alla maestosità della prosa di Dostoevskij, lui che sapeva già tutto di emozioni, gelosia, amore e soldi, tutto quello che oggi "chiediamo agli astri o allo psic lui lo spiega in poche parole. Bisogna sempre lasciarsi un grande romanzo non letto, per goderne quando serve".

A parte che io agli astri e allo Psic non chiedo un cazzo di niente e tu dovresti cominciare a domandargli degli antidepressivi in dosi massicce o una morte prematura, invece che consigli di lettura per l'estate.
Aggiungerei che il caro Fedor avrà anche saputo Tutto dell'amore e della gelosia ma questo non gli impediva di sputtanarsi il denaro a carte come il peggior alcolizzato che incontri alle quattro di mattina in una sala slot di Famagosta.

Ovviamente tale pensiero nella testa delle lettrici di Maria Laura Rodotà non ci entra nemmeno a cannonate, per loro l'essere un grande scrittore equivale a "capire tutto della vita", qualunque entità metafisiche siano questo "tutto" e questa proverbiale "vita".

Signori cari, il giudizio su una civiltà si dà a partire dalle rubriche su "Amore e Sesso" e mi sentirei di dire che siamo incontrovertibilmente spacciati, meglio ancora, siamo fottuti alla grande.

Ma almeno ci aspetta un lento declino fatto di gozzoviglia mediocre e scatenate corsiviste in crisi post mestruale, sarà una dolce fine, in compagnia del quotidiano preferito dall'italiana borghesia e il fascino discreto dell'idiozia.







 

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