giovedì 3 aprile 2014

Extraterrestri Digitali: I Galoppini di Santoro - Beatrice Borromeo

Nel mezzo del cammin di nostra vita una mia amica pronunciò l'ardua sentenza:
Spero esistano all'inferno dei gironi dedicati ai galoppini di Santoro”.

Come darle torto?

In questo ciclo meticcio di extraterrestri digitali racconteremo vita, morte e miracoli di alcuni fra gli allievi del mecenate Michele Santoro, colui che ha portato il web nella televisione, la tele nella radio, la radio nella litografia, la litografia nella stampa a caratteri mobili, i caratteri mobili nella pergamena, la pergamena nella scritture rupestri e le scritture rupestri nei corsi di laurea in Scienze della Comunicazione, nei secoli dei secoli, Amen.

Michele Santoro si è circondato per decenni di dolci donzelle spadaccine, inviati in crisi respiratoria, vignettisti comunisti ed opinionisti senza opinioni, ognuno dei quali ha successivamente trovato una via personale alla libertà d'informazione e al modello 730.

Andiamo ad osservarli da vicino questi panda in via di estinzione, perché quando avranno ceduto il passo a specie più evolute non resterà altro da fare che chiudere baracca e burattini e darci a mestieri più redditizi.
La prima puntata la dedichiamo alla “Baronessa Rossa”.

Beatrice Borromeo

Il suo albero genealogico è una sorta di incrocio fra Cento Vetrine e la Strafexpedition del 1916: nomi e cognomi tipo Ugo Maria Brachetti Peretti e Antonius Von Fürstenberg si fondono fra loro, in un incredibile abbraccio fra aristocrazie ottocentesche, sotto le alture innevate del Passo del Brennero.

Nasce a San Candino nel 1985 e in men che non si dica consegue la laurea presso l'Università Bocconi di Milano in Giurisprudenza.

Esordisce nello studio televisivo di Annozero nel 2006 in qualità di “figa imperiale di turno”, conducendo nel primo biennio del programma la rubrica “Generazione Zero”, ispirata al noto pezzo musicale di J-Ax.


A ventisette anni si percepisce come una vecchiarda e ricalcando la drammatica scelta di Mina decide di abbandonare la televisione, per dedicarsi anima e corpo al mondo della carta stampata, partecipando in prima persona al progetto editoriale de Il Fatto Quotidiano per il quale ancora lavora.

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