Andiamo oggi a concludere, per palese
smaronamento dei coglioni dell'autore, il ciclo mestruale di
extraterrestri digitali dedicato ai galoppini di Santoro e alle loro
meravigliose imprese sulla faccia di questo sfortunato pianeta.
Lo facciamo raccontando l'ipertrofica
biografia di Corrado Formigli, l'uomo che senz'ombra di dubbio
spodesterà dal trono della sinistra massmediatica
Michele-pugno-chiuso-bella-ciao-Santoro, oramai anzianotto per
portare da solo sulle proprie spalle partenopee il peso dei precari
di tutto il mondo conosciuto.
Corrado Formigli
C'è
stato un tempo e un luogo, nemmeno troppi distanti dalla
contemporaneità, nei quali Corrado Formigli era considerato un gran
figaccione di reporter: con il termine reporter
in
Italia s'intendono
tutti quegli iscritti all'Ordine professionale che almeno una volta
in vita loro hanno provato l'ebrezza di assaporare l'olezzo fetido
del terminal di Fiumicino, mentre s'imbarcavano verso lidi tropicali
dal nome esotico e dalla prostituzione legalizzata; al contrario, con
espressioni quali cronista
ci si limita a descrivere quella folta schiera di editorialisti
intimisti e saccenti, che rinchiusi in oscuri antri – avendo ormai
deprecato i fotoni solari in nome di più costose abat-jour –
dibattono dello scibile umano tutto, con un calice nella mano
sinistra e la piuma d'oca nella destra.
Corrado Formigli
nasce nel marzo del 1968 – in mezzo alle proteste ci rimarrà per
l'intera esistenza – e pare che le sue prime parole siano state
“Primavera di Praga, Alexander Dubcek”.
Da ricostruzioni
successive qualcuno ha ipotizzato che in realtà intendesse dire
“prima papa, Ale ciuccio” ma fatto sta che in quelle infantili
frasi pronunciate senza cognizione di causa, già si annidava in lui
il demone del reportage.
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