lunedì 18 novembre 2013

Fabio Fazio l'indonesiano intervista Thohir il lombardo

Ma dovevate vedere quanta dolcezza e saliva maleodorante strabordava ieri sera dagli schermi accesi in tutta la penisola, mentre nel salottino televisivo di Che tempo che fa il Neo-Fazio indonesiano intervistava il Neo-presidentissimo dell'Inter, Eric Thohir.

Breve riassunto delle puntate precedenti per chi se ne battesse altamente del rettangolo verde e dei suoi eroi: Massimo Moratti - presumibilmente sommerso dai debiti - decide di vendere la propria quota di maggioranza nella società sportiva Internazionale F.C.  La querelle riempie i rotocalchi per un'intera estate, sembra che non se ne faccia nulla, quando d'improvviso, accecante come una luce divina, si presenta al portone cigolante della Pinetina il ragazzo della porta accanto, Mr. Eric Thohir - meglio conosciuto come Mr. venticinque miliardi di dollari.

Il simpatico magnate non riesce nemmeno a ritirare i propri bagagli dal nastro trasportare di Malpensa che Fabio Fazio lo preleva a forza con una squadra speciale della S.L.A.A.P. e lo conduce negli studi della propria trasmissione, ansioso di mostrargli quanto può essere schiavo un italiano.

La puntata sfiora il ridicolo: domandine di cultura generale alle quali Thohir risponde come se si fosse preparato venti minuti prima su Wikipedia; dice di amare molto l'Inter, sin da fanciullo quando negli anni '80 lui e i suoi amici si svegliavano alle due di notte, ora di Giacarta, per vedere le partite alla tele.
Per sembrare preparato cita a cazzo i "tre tedeschi" come li chiama lui, cime portanti di quella Inter. Per inciso, anche se Thohir non sa pronunciarne i nomi, i "tre tedeschi" erano Rummenigge, Matthaus e Klinsmann, giocatori di calcio e non consiglieri di strategia militare del secondo Reich.

Fazio a questo punto è completamente bagnato, umido in quelle mutandine strette- strette che la moglie gli fa indossare per poterlo immaginare come un super dotato.

Fazio ora si sente un uomo libero e dà prova di ardito coraggio domandando a Thohir se ci siano punti di contatto fra lui e Berlusconi visto che entrambi possiedono una squadra di calcio e sono due grandi imprenditori dell'industria televisiva ed editoriale.

Che sagacia! Che uomo di tempra, quel Fazio là l'è miga en pirla.

Thohir sorride maligno e per un momento sul suo volto colgo la malvagità del capitalista. Dura solo un istante per poi sciogliersi nuovamente in un rilassato sorriso mefistofelico.

Eric fa lo splendido splendente dicendo che lui non ha intenzione di candidarsi presidente in Indonesia e ottenendo il plauso orgasmico della platea di Che tempo che fa.
Ora, sapete tutti cosa penso di Berlusconi che è poi ciò che dovreste pensare anche voi se non foste dei bastardi e cioè:
corruttore incallito, puttaniere, tangentista, fenomeno da baraccone dal dubbio senso dell'umorismo, vittimista, fascista, stalinista, feudatario, scià di Persia de noartri, nano maledetto, ricrescita incompiuta, Napoleone senza cavallo.

Unite le vocali presenti nella seconda sillaba di ogni parola e troverete la soluzione magica.

Però visto che stiamo intervistando Eric il vichingo e non Silvio aka viagra, magari Fazio avrebbe potuto porre qualche bella domandina spaccacazzi al suo interlocutore.

Ad esempio gli si poteva domandare quanti soldi avesse guadagnato la sua famiglia con le libere attività d'impresa durante la dittatura di Suharto, sanguinario presidente indonesiano, colpevole dello sterminio di almeno un milione di persone fra "presunti comunisti" (chi vi ricorda?) e abitanti di Timor Est. Come dite? Non c'entra?.

Beh insomma se uno guadagna attraverso imprese editoriali e televisive (oltre che di altro tipo - pare che sia addentro anche nell'edilizia) in un paese dittatoriale dove vengono sistematicamente censurate le notizie sui massacri degli oppositori politici, tendenzialmente significa che ha delle grosse responsabilità in materia - per usare un'espressione di gran lunga addolcita.

Presentarlo come un campioncino di democrazia, una sorta di Montesquieu del sud est asiatico, venuto per grazia del cielo a insegnarci come ci si oppone al conflitto d'interessi quando i cattivoni come Berlusconi ce lo vogliono imporre, fa abbastanza sorridere e ovviamente è un'idea che poteva passare solo per la testa bacata di Fabio Fazio.

Fingere di non sapere nulla di ciò che è successo in giro per il mondo, qua e là, solo perché in questa maniera un altro sbruffone ricco possa regalarti un pallone da soccer autografato da se stesso e con la scritta "Forza Inter" (cosa che è avvenuta alla fine dell'intervista - badate che io non m'invento nulla, la realtà è più molesta delle vostre peggiori fantasie) è gesto sgradevole nei confronti di chi invece qualcosina sul mondo è riuscito ad impararlo; a fatica anche per colpa degli pseudo divulgatori come Fazio, ma ne è valsa comunque la pena visto che ora lo posso impunemente insultare perché la ragione è dalla mia parte. Sono soddisfazioni.

Questo post non ha una morale ed è l'ennesimo frutto della rabbia e dell'invidia che mi perseguitano. Ma del resto m'incazzo ergo sum è la mia formuletta filosofica valida per ogni stagione.

Vorrei solo che la smettessimo un giorno di farci imboccare le stronzate dalle mani degli altri, perché quelle mani sono sporche.

Fuor di metafora: che voi siate interisti, milanisti, pinguini, malati di sifilide, robot IA o tutto ciò che volete essere nella prossima vita sopo la reincarnazione, io non posso credere che v'interessi che cosa ha da dire un indonesiano di cui a malapena sapete pronunciare il nome sul suo presunto infantile tifo extra continentale o su i suoi gusti in fatto di mediani dai piedi sbilenchi - lavorando come Oriali a recuperar palloni.

Il mondo del calcio è un mondo di affari e bigliettoni sonanti, quindi non posso tollerare l'idea che per una mezz'ora mi si dica in faccia senza scoppiare a ridere nemmeno una volta, che un plurimiliardario dall'altro angolo del globo ha investito decine di milioni di euro solo perché da bambino il padre lo faceva stare sveglio fino a tardi a guardare le partite della Serie A e questo ha fatto nascere nel giovane Thohir il germe della passione calcistica.

Se devo ascoltare minchiate di questo genere mi accendo un soap argentina e la faccio finita con una lametta da barba, ascoltando i Nirvana da un ampli 650 Mega Watt appoggiato sull'orecchio.

Non pretendo che sia Fazio a spiegarmi quali son le reali ragioni che hanno portato all'accordo economico, in linea di massima questo sarebbe il compito del giornalismo - esageriamo, del giornalismo investigativo - quello che abbiamo dirottato negli anni a Chi l'ha visto.
Però pretendo che lo show di Fazio non sia l'altare delle menzogne sistematiche, non sia il palcoscenico dove ogni potentato ha la sua mezz'ora di celebrità all'anno, con l'aggiunta di leccatine, applausometro e guaiti.

Pretendo che se si parla dell'Indonesia e di indonesiani degli ultimi quarant'anni, venga fuori almeno una volta il termine regime o il nome Suharto, come quando parlando della Germania degli anni '30 viene fuori il termine nazismo, o della Roma del III secolo d.C. viene fuori l'espressione "imperiale".

I programmi come Che tempo che fa, che pure sono localizzati in giornate e fasce orarie che gli permettono di raggiungere un numero di destinatari vastissimo (indubbiamente anche per alcuni inconsapevoli meriti della trasmissione), hanno però senso se e solo se chi li guarda, diciamo l'utente medio o l'utente ideale, ne esce minimamente arricchito, anche solo in termini di nozioni.

Guardatevi l'intervista a Thohir e ditemi cosa diamine avete saputo di nuovo, a parte il fatto che anche Eric, come tutti i figli di ricchi in paesi poveri, ha studiato negli Stati Uniti.

Se non c'avete sbatti di vederla ve lo dico io. Nulla, nada, niente, na minchia, Saviano, zero zero zero!!!

Da trasmissioni come quella di ieri sera qualcuno ne esce arricchito, ma quasi mai siamo noi. Ed è meglio se vi ci abituate.




Nessun commento:

Posta un commento