venerdì 22 novembre 2013

Masterpiece è il più grande talent dell'era moderna

Ve lo dice uno che non l'ha visto.

Considerazione iniziale: avrei voluto vedere la prima puntata del talent show di rai tre sulla letteratura ma non l'ho fatto perché quella truffa del digitale terrestre ha smesso di sintonizzarsi proprio l'altra sera.

La mattina afflitto da questo dolore ho visto che dei bastardi con il satellitare l'avevano guardato battendomi sul tempo, ne avevano scritto e a me non rimaneva altro che restare a fissare catatonico il mio pugno di mosche ronzanti che mi divoravano le unghie. A rosicone!!

Qui ci sono i link dei bastardi con il satellitare:
Bastardo 1   Bastardo 2

Dopo qualche giorno di atarassia e rimpianti ho capito che non potevo arrendermi per un vile attentato della giustizia a orologeria dei blogger rossi e ho deciso di scriverne lo stesso per dimostrarvi due cose:

1) Conoscere l'oggetto di cui si scrive non è condizione necessaria della scrittura - lo insegnano i giudici di Masterpiece e Angelo Panebianco.

2) Non mi avrete mai!!

Chi ha analizzato la prima puntata converge in sostanza su un punto: il programma non si occupa affatto di romanzi ma tuttalpiù della biografia (appassionante, finta, originale, merdosa) dei concorrenti che vi partecipano, perché pur mettendo in scena una "battaglia fra libri" non può svelare la trama, l'intreccio e la valenza artistica dei medesimi salvo distruggerne le potenzialità di "caso editoriale" - necessariamente oscuro nella prima fase della sua circolazione di massa.

Primo abbaglio dei non vedenti: questo è esattamente il processo utilizzato da tutti i talent di successo perché essi si rivolgono a un pubblico talmente vasto - come quello che il piccolo schermo richiede - da dover necessariamente sopperire all'assenza di strumenti culturali e critici di chi guarda nella comprensione delle performance esibite.

X Factor non si rivolge ai critici musicali e nemmeno ai più semplici musicisti ma a ggente che tendenzialmente non capisce una beneamata mazza di strofe, ritornelli, melodie, armonizzazioni, ottave, righi di spartito, percussioni, ritmicità, vocalità, semitoni, bemolle e quant'altro; lo fa volontariamente addestrando la propria utenza nel corso degli anni ad un codice linguistico e a una grammatica vuota, finto-elegante ma condivisa: espressioni come timbro vocale, freschezza o potenza, ukulele oppure avere l'x factor sono termini per lo più privi di un referente nel mondo reale, alcuni tratti dal gergo delle donne anziane in fila al banco frutta e verdura dell Esselunga e quelli che pur avrebbero un senso compiuto come estensione vengono svuotati del loro significato originario attraverso la ripetitività ossessiva. Questa è la ragione per cui Morgan esiste oltre al mercato della bamba colombiano.

Lo stesso avviene ad Amici dove non si valuta realmente l'esecuzione di un Tango (anche se pare che Bergoglio voglia dire la sua) ma si giudica lungo la scala di patetismo raggiunto dai parenti pugliesi del concorrente. Quindi non la sua ARTE ma la sua VITA - esattamente come a Masterpiece.

Le obiezioni sul genere "ma la musica e la danza sono in qualche modo connaturate all'uomo dall'alba dei tempi mentre la prosa no" andrebbero bruciate sul rogo di una controriforma che attendiamo speranzosi da secoli, possibilmente assieme a coloro che le enunciano. Non c'è nessuna teoria scientifica o spirituale al mondo in grado di stabilire che Bryan Adams è più naturale o primitivo di John Fante. Punto.

In questi giorni sono successe due cose: la prima è che tutti ma proprio tutti hanno scritto, commentato, dibattuto di Masterpiece, ironicamente a volte selvaggiamente con l'obiettivo di demolirlo - cosa che in realtà ha fatto piacere agli autori della trasmissione visto che come ben sapete "l'importante è che se ne parli".
La seconda ha visto gli intellettuali nostrani nati dopo il 1984 sperticarsi in accuse di ogni genere, discorsi vaghi come quelli di un ventriloquo, difese a spada tratta dell'intoccabilità dell'Arte, con la A maiuscola come Ancona per intendersi.

Il leit motiv suonava più o meno così: "vi sono cose (??? intendevano dire "robe") che non si possono fare in televisione". Che peraltro sono previste dal codice penale.

Non si può ridurre la letteratura ad oggetto di culto televisivo, sminuirla abbassandola all'altezza del pian terreno mentre lei deve volare alto - come il cazzo di Bukowski.
Ovviamente sono tutte cialtronate ma lasciamo perdere. De Michelis (il fratello, se non sapete chi è sono fatti vostri, fatevi una cultura) scoprì la Tamaro molto prima di Masterpiece e anche di Per un pugno di libri, o come lo chiamo io "quanto era bello quando Marcoré faceva il piazzista della domenica prima di novantesimo minuto", e ciò non toglie che la Tamaro faceva "bassa letteratura", molto più bassa del pian terreno all'inferno. Vendette non so quanti milioni di copie in giro per il mondo.

In secondo luogo come si può sostenere allo stesso tempo che la letteratura non deve scadere nel contenitore televisivo perché il contenitore televisivo non fa letteratura. Non so se è chiara questa frase agli uomini colti di una penisola che lentamente sta sprofondando sotto la cenere dei libri bruciati?

L'unica verità di cui sono modestamente portatore è che un trasmissione televisiva si giudica con i criteri della televisione (che bisogna ovviamente scoprire e sui quali il dibattito è aperto, anche se come al solito io ne so già a sufficienza -che noia) e non con quelli del Trattato del sublime.

Se l'evolversi dello strumento televisivo - l'ho detto con la R moscia - ha fatto si  che la spettacolarizzazione delle "vite degli altri" sia di interesse nazionale più di quanto la Fenomenologia dell'opera letteraria di Roman Ingarden ce ne faremo una ragione.

Se l'editoria di questo paese ha smesso di pensare alla qualità dei testi pubblicati - che esiste e non è affatto soggettiva come tanti bei nichilisti in ritardo sulla storia vorrebbero farci credere - non è affatto un problema dell'establishment televisivo. Che poi, anche queste profezie da fattucchiera auto avveranti in stile "Amelia sul Vesuvio" come ad esempio "non esiste più la qualità" saranno poi vere? Io non lo so perché non leggo tutte le novità editoriali ma autori morti da almeno trent'anni - così mi faccio passare la voglia di andare a cercarli con il bracco e il fucile da caccia.

In ogni caso se fosse anche morta la qualità bisognerebbe andare a cercare quelle tre, quattro famiglie che monopolizzano (ah no scusa è un oligopolio - è il libero mercato baby!!) la distribuzione e l'edizione di testi.
Bisognerebbe chiedere conto dei loro bilanci, delle loro collane, del loro investire su autori con età inferiore ai cento anni - come si faceva anni fa ad esempio con Calvino ed Elsa Morante solo per citarne due che piacciono a Eugenio Scalfari.

Bisognerebbe capire se il profitto massimizzato a tutti i costi è diventato l'unico obiettivo dell'egemonico sogno einaudiano.

Andare a chiedere questo alla televisione fa ridere i polli: vi ha già risposto trent'anni fa e la risposta era questa che riporto integralmente.

Non ce ne frega un cazzo della qualità fine a se stessa, noi siamo il luogo dove si riciclano i soldi sporchi della pubblicità e se per fare ciò devo mostrare un transessuale che si accoppia con un piccione sotto la pioggia di Piazza del Duomo, io lo farò. Ora lasciateci lavorare in pace. 

Tua per sempre, Televisione

Entendeis fratelli? Questo è il panorama  e sinceramente che un finto ex galeotto che ha scontato tredici anni di galera o che una ex anoressica del trevigiano vadano a partecipare al talent dei romanzi di rai tre, lo trovo quasi un segno di speranza. Molto più del tg1 che è al contrario un palese sintomo dell'apocalisse che si abbatterà sul pianeta il 23 dicembre 2013 - l'anno scorso si erano sbagliati perché non avevano contabilizzato gli anni bisestili.

Se vogliamo imputare qualcosa alla TV imputiamogli la sua grandezza mastodontica che quasi naturalmente l'ha portata ad assorbire tutti gli altri luoghi della produzione intellettuale o spirituale in genere, per via di un processo storico di cui con un po' di sforzo si possono anche comprendere le ragioni.

Altrettanto vero che in questi anni altri mezzi, tipo quello radiofonico e penso al fiorire dei podcast on line, si stanno guadagnando il loro piccolo spazio di pertinenza, coniugando se necessario costi e qualità.

Questi sono piccoli spunti di riflessione per i nostri amici di Vice e Datshit i cui articoli almeno hanno il grosso pregio di farti sbellicare, come quelli di Grasso sul Corriere -  ma per altre ragioni che definirei "inconsce".

Detto tutto questo io voglio azzardare: Masterpiece è il più grande talent della storia dopo le Olimpiadi.

Non l'ho visto, non lo credo, ma posso dirlo come e quando mi pare. Questo puzza di libertà vero?

La messa è finita andate in pace.









  

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